Lunedì, 18 Novembre 2013 14:42

Anche la Repubblica Ceca, dopo la Gran Bretagna vuole proporre un referendum per uscire dall’Unione Europea

Dopo il Regno Unito anche in Repubblica Ceca si parla di proporre un referendum sull’appartenenza all’Unione Europea. Per ora è solo un "rumor", ma in uno Stato dove l’euroscetticismo è più che manifesto, basta poco per passare dalle parole ai fatti.

La proposta è del vicepresidente del Partito dei cittadini liberi, Miloslav Bednar. Obiettivo cardine del referendum è quello di rivedere gli accordi di adesione all'Unione Europea e considerare una "possibile" uscita dall'UE. Bednar accusa la governance dirigista dell’UE e le strategie politiche adottate affermandone l’insostenibilità delle policies. Il gergo è simile a quello usato da David Cameron nelle sue "scorribande" sul continente ma con un pizzico di populismo in più.

 

A Bruxelles tutti ricordano le sparate anti Europa dell’ex presidente ceco Vaclac Klaus, un uomo che si è definito a più riprese un “dissidente europeo”. Proprio Klaus è stato uno degli ostacoli più grandi alla ratifica del Trattato di Lisbona, il più recente dei testi legisltivi fondanti dell’UE (2009).

Successivamente all’approvazione del Trattato da parte del parlamento nazionale, Klaus si è rifiutato per un certo periodo di promulgarlo per avvantaggiare indirettamente l’elezione di Cameron nel 2010 (che contro questo trattato aveva basato parte della sua campagna) ed ottenere da Bruxelles una opzione di ”opt-out” sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel Consiglio europeo di fine ottobre 2009.

Proprio con la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca ha non poche similarità, specie nel loro rapporto con l’Europa, e questa proposta di referendum ne è la riprova. ”Rinegoziare i rapporti con l’Ue” è diventato il leitmotiv principale di due Paesi che cercano di attribuire a parole a Bruxelles più responsabilità di quelle che invece ha, spesso per nascondere ben altro tipo di interessi. Londra, dietro lo scudo di thatcheriana memoria del ”give our money back”, osteggia da sempre l’intromissione dell’Ue nelle questioni finanziarie della City.

Praga, con la scusa della difesa delle tradizioni e della nazione, ha ottenuto un aut-aut dai trattati che, tra l’altro, esorcizzerebbe il rischio che i tedeschi cacciati dalla regione montagnosa dei Sudeti dopo la Seconda guerra mondiale possano appellarsi alla Corte di giustizia Ue per riottenere i propri beni. A questo va aggiunta la comune opposizione – condivisa anche con la Svezia e, in parte, dalla Germania – al progetto di unione bancaria allo studio di Bruxelles e Francoforte. Insomma, dietro la proposta di referendum sull’uscita dall’Unione Europea potrebbe nascondersi qualcosa di più grande.