Martedì, 17 Dicembre 2013 21:01

Cile: Michelle Bachelet riparte da educazione e riforma sanitaria

Dal trionfo elettorale, che l’ha incoronata presidente del Cile per la seconda volta, alla sfida del cambiamento lanciata alla società cilena. Michelle Bachelet, che  è stata la prima presidente donna del suo paese, l’ha messo in chiaro nel suo primo discorso dopo l’annuncio della vittoria al ballottaggio delle presidenziali, con il 62% dei voti, che l’ha riportata alla Moneda.

- E’ arrivato il momento di cominciare a fare trasformazioni di fondo –  ha detto, confermando l’intenzione di usare il suo nuovo mandato per lanciare importanti riforme strutturali.

 

Fedele alle proposte fatte in campagna elettorale, una Bachelet sorridente ha sottolineato anzitutto la necessità di definire “una Costituzione che diventi quel patto sociale nuovo, moderno e rinnovato che il Cile chiede e di cui ha bisogno”, per sostituire la carta fondamentale approvata durante la dittatura di Augusto Pinochet.

Nel ringraziare i giovani per l’appoggio ricevuto nelle urne, Bachelet ha evidenziato anche l’importanza del loro “desiderio di costruire un sistema educativo pubblico, gratuito e di alta qualità”.

- Il lucro non può essere il motore dell’educazione, perché i sogni non sono un bene del mercato, sono un diritto di tutti – ha scandito la presidente.

Il terzo asse della sua proposta riformista è il fisco: secondo Bachelet deve allo stesso tempo garantire una maggiore uguaglianza tributaria e contribuire in modo cruciale al finanziamento della riforma dell’educazione.

Mentre erano ancora in corso i festeggiamenti per la vittoria elettorale della Nuova Maggioranza – la coalizione che appoggia Bachelet comprende socialisti, democristiani e comunisti – gli analisti si chiedevano quante sono le possibilità reali che questo ambizioso programma possa essere attuato con il Parlamento eletto nel novembre scorso, lo stesso giorno del primo turno delle presidenziali.

Il cammino non è tutto in discesa. Per varare la riforma dell’educazione, per esempio, è necessaria una maggioranza qualificata di quattro settimi nelle due camere, pari a 68 deputati e 22 senatori. Questo significa, per la Nuova Maggioranza, assicurarsi un voto in più tanto alla camera dei deputati come al senato. Nella camera bassa Bachelet non dovrebbe avere difficoltà per reclutare uno dei deputati indipendenti – l’ex leader studentesco Giorgio Jackson, per esempio – ma al Senato si vedrà obbligata a negoziare con l’unico indipendente, Carlos Bianchi, che già nel 2007 le assicurò l’appoggio per varare la riforma del trasporto pubblico a Santiago.

Per una riforma fiscale non sono necessarie maggioranze particolari, ma per un cambiamento della Costituzione è richiesto il sì di tre quinti degli eletti. Ciò rappresenta una doppia sfida per Bachelet che dovrà negoziare con una opposizione di centrodestra che ha difeso a spada tratta l’attuale Carta fondamentale e affrontare la crescente diffidenza dell’elettorato cileno verso la classe politica. All’alto tasso di astensione (59% al ballottaggio, 52% al primo turno) si è aggiunta la campagna condotta da associazioni senza legame con i partiti, per obbligare il governo a convocare un’Assemblea Costituente per garantire ai cittadini che una eventuale riforma non sia il risultato di accordi di convenienza fra le forze politiche.