Domenica, 15 Dicembre 2013 10:53

Crowdrooster, il crowdfunding per le PMI

Se pensate che il crowfunding sia soltanto roba da startup, siate pronti a ricredervi. Si appresta a dimostrarlo Crowdrooster, startup nata dall’idea di un trio di italiani residenti a Londra, che rispondono ai nomi di Francesco Fumagalli, Alessandro Rovati e Francesco Gatti, i quali hanno pensato di trasferire alle PMI il sistema di crowfunding reward based.

Così, a un anno dall’idea, questo nuovo progetto è divenuto realtà, e adesso è stato avviato servendosi di cinque clienti che stanno facendo da tester, allo scopo di incentrare gli sforzi su prodotti d’eccezione e design.

Come però ha spiegato Alessandro Rovati, le intenzioni iniziali si discostavano un tantino da quello che poi sarebbe divenuto Crowdrooster: “Pensavamo di fare un’app per iPhone, ma dopo aver iniziato a lavorarci abbiamo sviluppato un business model diverso e capito quale poteva essere la nostra mission: noi vogliamo offrire alle aziende che intendono produrre beni di consumo uno strumento per raccogliere fondi, chiedendo all’utente finale di investire su un prodotto che deve essere ancora creato, offrendo così anche una piattaforma per testare il mercato”.

Le differenze con i concorrenti, Kickstarter e Indiegogo, su tutti, sono evidenti. Infatti, come sottolinea lo stesso Rovati: “Noi siamo focalizzati su aziende come Jawbone o startup incubate all’interno di acceleratori e che vogliono creare il proprio brand”.

Proprio per questo motivo, non tutti i prodotti che si presentano vengono poi presi in considerazione, dato che vige una rigorosa selezione effettuata appoggiandosi agli advisor di Level 39 e JP Morgan. Ma le operazioni di controllo non si fermano qui: infatti, il paying gateway di Crowdrooster, Mangoway, è incaricato di fare “screening a livello legale ed economico”, il che permette al consumatore di avere maggiori assicurazioni sul prodotto che riceverà.

Come ha lasciato intendere Rovati, l’obiettivo che Crowdrooster si pone può essere considerato però ancora più grande: infatti, lo scopo di questa startup di nuova creazione è anche quello di dare vita ad una specie di “distretto dell’innovazione digitale”, all’interno del quale sarà possibile favorire un dialogo ed un’ interazione maggiori tra consumatori e imprese, magari anche prevedendo il coinvolgimento di early adopter e trend setter che si occupino del concepimento di prodotti di nuova creazione, “che è esattamente quello che chiedono le aziende”. Crowdrooster mira inoltre a mantenere i propri clienti offrendo un servizio di e-commerce, per permettere loro di appoggiarsi al sito anche in un momento successivo al finanziamento.

Così, fatto il suo ingresso sul mercato il 14 novembre scorso, Crowdrooster punta ad arrivare, a febbraio, a coinvolgere almeno circa venti imprese. Per portare a termine il loro obiettivo, il team della startup hanno reperito 600 mila sterline da friends, family and fools. Level 39 non ha effettuato investimenti diretti, ma è presente in veste di advisor, anche se ha incubato Crowdrooster.