Domenica, 20 Ottobre 2013 16:53

Il Banco Farmaceutico la Fondazione che sostiene le persone a forte disagio sociale

I nuovi poveri della sanità nazionale non sono solo profughi e immigrati, ma i cittadini italiani: famiglie numerose e persone anziane per la maggior parte.

Nel nostro Paese, dal 2006 a oggi, sono incrementati mediamente del 97%, ma ancora di più significativa la percentuale concentrata negli ultimi due anni, che tocca il 57%. Questi rappresentano alcuni degli ultimi dati  emersi dal dossier realizzato dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus, presentato di recente insieme a Caritas Italiana all’ultimo Meeting di Rimini.

«Sono risultati parziali, ottenuti incrociando quelli della Fondazione – che distribuisce medicinali a vari enti assistenziali sul territorio nazionale – a quelli provenienti da 336 centri di ascolto attivi in 45 diocesi. Ma sono comunque molto significativi», ha commentato Paolo Gradnik, fondatore e presidente di Banco Farmaceutico. «Tanto che ci hanno spronato a creare un osservatorio ad hoc all’interno della nostra onlus. Partita a maggio, la struttura è al lavoro per redigere una relazione più completa sull’effettivo stato di indigenza nell’ambito della sanità italiana, utilizzando il punto di vista privilegiato degli oltre 1.500 enti convenzionati (Caritas diocesane, Comunità di Sant’Egidio e Centro Astalli, solo per citarne alcuni, ndr) che ogni giorno intercettano il disagio sociale nelle sue varie forme».

Se però fossimo indotti a pensare che si tratti di un problema tutto italiano – l’ennesima “maglia nera” per la Penisola in una ipotetica classifica europea o mondiale – dovremmo ricrederci. «Senza dubbio su questa situazione gravano le nostre attuali condizioni economiche, unite ad altri fattori quali l’invecchiamento progressivo della popolazione e l’uso di terapie sempre più efficaci, e sempre più costose. Ma consideriamo pure l’Europa nel suo complesso: nel Vecchio Continente si registra il 58% della spesa globale per il welfare sull’8% della popolazione mondiale.

E nonostante queste enormi risorse, esse non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno farmaceutico dei suoi cittadini». Come uscire, allora, da questo problema? Occorre continuare a insistere su più fronti, afferma Gradnik: «Il welfare sanitario basato solo su intervento statale non può bastare. È necessario investire nel settore non profit, ma non solo. Anche il settore profit può dare un supporto importante. L’industria farmaceutica, per esempio, potrebbe trovarsi di fronte a esuberi o a una problematica re-immissione nel circuito commerciale di medicinali a cui serve un mero adeguamento formale (etichetta o bugiardino).

Quello che risulterebbe un sostanziale spreco di risorse potrebbe così trasformarsi in un aiuto concreto per far fronte alla carenza di assistenza, soprattutto verso le fasce più deboli della popolazione». Attualmente sono oltre 30 – comprese realtà quali Boehringer Ingelheim, Doc Generici, Euro Generici e Johnson & Johnson – le aziende coinvolte nelle donazioni farmaceutiche del Banco; queste, tra il 2011 e il 2012, hanno raggiunto un volume vicino a un milione di confezioni. E poi c’è il nodo cruciale del fronte legislativo. «Nella Penisola è urgente che la Commissione Sanità del Senato approvi in via definitiva la proposta di legge, già approvata dalla Commissione Camerale della scorsa legislatura, che faciliterebbe la donazione di farmaci da parte delle aziende del comparto. Finalmente ci sarebbe un quadro normativo di riferimento», sottolinea Gradnik. Senza dimenticare gli interventi di sensibilizzazione e i possibili aiuti a livello europeo. A tal fine «Banco Farmaceutico sta collaborando alla costruzione di una piattaforma che nasca dalla collaborazione di primari enti no profit di assistenza farmaceutica dei principali Paesi dell’Unione europea. Capofila del progetto è International Health Partners, organizzazione britannica che si occupa di inviare medicinali in contesti di emergenza». Tutti questi spunti e attività vanno ad aggiungersi alle donazioni aziendali, alla Giornata nazionale di raccolta dei medicinali, nata nel 2000 – la prossima sarà l’8 febbraio 2014 – e al progetto di “Recupero farmaci validi non scaduti”, «un servizio più strutturato e continuativo lungo tutto l’anno, che non sia un solo evento isolato», e che richiede la collaborazione degli enti locali. «Abbiamo avviato un progetto pilota a Roma la scorsa primavera e siamo in trattative per lanciarlo anche a Milano, in Piemonte e in Veneto», conclude il presidente di Banco Farmaceutico.