Lunedì, 28 Ottobre 2013 14:21

Inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione "Auxilium" di Roma: #laformazionecontrolacrisi #exitstrategy

All'inaugurazione dell’anno accademico alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione è intervenuta la Dott.ssa Sabbadini, direttrice del dipartimento delle statistiche socio-ambientali dell’Istat, incentrando il suo intervento sulla crisi sociale che stiamo attraversando, profonda «per intensità, durata, trasversalità». La Sabbadini aggiunge «È una crisi che non ha risparmiato nessuno, i cui effetti non sono solo economici ma sono e saranno soprattutto sociali». Si esprime così la Sabbadini (unica donna a ricoprire una carica manageriale all’interno dell’ISTAT): «La crisi ha agito in modo selettivo ha colpito il sud come il nord del Paese; ha interessato gli italiani come gli immigrati regolari. Ma è stata anche selettiva: l’80 % del calo dell’occupazione è stato giovanile». L’analisi è spietata: giovani che non riescono a entrare nel Mercato del Lavoro o che lo perdono; giovani diplomati che non trovano come inserirsi, mentre chi è in possesso di una laurea è maggiormente preservato, non perché lavora, ma perché deve “adattarsi”.

In questo scenario, secondo Sabbadini, ci sono due "leve sociali" che  hanno fatto sì che le conseguenze non fossero ancora più catastrofiche: «La cassa integrazione che ha protetto i capifamiglia, la famiglia che ha difeso i figli che in maggioranza ancora vivevano con i loro genitori».

 

Questo modello tipicamente italiano in cui i figli escono tardi dalla famiglia di origine, ha preservato dalla povertà, facendo in modo di non aumentare ulteriormente il tasso di disoccupazione.

Ora stiamo toccando il fondo: cresce la povertà assoluta e relativa e se «le famiglie hanno cercato di resistere dando fondo ai risparmi, indebitandosi di più per mantenere gli stessi standard di vita» non sarà facile assorbire non solo i 3 milioni di disoccupati, secondo le ultime statistiche dell’Istat, ma anche gli altri 3 milioni che non cercano più lavoro scoraggiati, dubbiosi sul futuro, incerti sul cambiamento e sul da farsi.

«Come guardare al futuro? - si chiede allora Sabbadini - Esigere precise scelte di politica sociale che deve essere una priorità e non un terreno di tagli; dotarsi di ottimismo e fiducia nelle grandi risorse che, come popolo, possediamo nel nostro DNA; condividere i propri sogni con gli altri, perché le leve dell’economia sono anche la determinazione e la solidarietà con gli altri».

Il “malessere” sociale, reso più drammatico dalla grave crisi economica, dalla scarsità di lavoro che colpisce appunto il mondo giovanile, è stato oggetto anche dell’intervento della preside della Facoltà, suor Pina Del Core, che, di fronte all’emergere di una generazione che non studia, non lavora e non fa nient’altro, si interroga riguardo al ruolo dell’università il cui compito, afferma, «è credere ancora all’educazione e investire con più forza e qualità sulla formazione di nuove professionalità educative».

Una strategia che la Facoltà sceglie di adottare, nella convinzione che il dovere e il compito dell’educazione richiama fortemente la responsabilità che è prima di tutto sociale.

Si conferma così l’impegno di «far fronte a tale sfida, trovando in essa la ragion d’essere: la formazione di professionisti dell’educazione di alto profilo capaci di affrontare con creatività e flessibilità le complesse emergenze educative attuali». Da qui, l’urgenza di conoscere, di dotarsi di competenze e di professionalità che siano “spendibili” nel mercato del lavoro, perché «sarà la padronanza del sapere fluido e relazionale, o meglio adattativo, a consentire di far fronte ai cambiamenti e alla mobilità professionale, e soprattutto a dare prospettive di vita e di realizzazione personale, prima che  professionale».