Venerdì, 14 Aprile 2017 07:32

Maturità cerebrale e adolescenza

Maturità cerebrale e adolescenza 
di Elisabetta Pizzi
 
Perché gli adolescenti hanno difficoltà a prevedere le conseguenze delle proprie azioni, a pianificare e gestire gli impulsi?
 
Lo sviluppo cerebrale è influenzato da diversi fattori, interni ed esterni all’individuo. I fattori interni sono rappresentati dai geni. Le connessioni cerebrali si formano, infatti, grazie alle disposizioni genetiche che dirigono la produzione delle proteine cellulari. I fattori esterni sono diversi. Il primo, in ordine temporale, è il nutrimento dato al feto. Se in questa fase dello sviluppo non arrivano i nutrienti necessari, le disposizioni genetiche non possono costituirsi e si avranno quindi gravi effetti sulla maturazione del cervello.
 
Altri fattori esterni possono essere le malattie organiche, i traumi psicologici e le esperienze vissute dal bambino. Le informazioni acquisite attraverso l’esperienza possono, infatti, portare allo sviluppo di 
nuove connessioni cerebrali e rafforzare o indebolire quelle già esistenti. Il cervello cambia, quindi, sotto l’influenza di questi fattori e, soprattutto, al crescere dell’età.
Numerosi ricercatori, negli ultimi anni, hanno cercato di capire la struttura dei cambiamenti che avvengono nel corso dell’adolescenza, mostrando come alcune informazioni che provengono dalle neuroscienze potrebbero essere d’aiuto anche in ambito educativo.
Secondo gli psicologi evolutivi, il cervello degli adolescenti è predisposto geneticamente a dei cambiamenti finalizzati alla sopravvivenza. Verso i 14-15 anni, una serie di modificazioni cerebrali programmate geneticamente influenzerà le sensazioni interne dell’individuo: l’adolescente sentirà improvvisamente una maggiore propulsione a cercare gratificazioni esterne, avrà reazioni emotive più intense e una sensibilità accentuata nei confronti delle relazioni con i pari.
Sul piano evolutivo, questi impulsi indurrebbero l’adolescente ad allontanarsi dai genitori, separazione necessaria alla sopravvivenza in quanto presto invecchieranno e moriranno, e a predisporre nuovi legami di attaccamento con persone della stessa età, con cui procreare, costruire un nuovo gruppo di appartenenza e sentirsi al sicuro.
In una pubblicazione, Bricolo, Zoccatelli e Serpelloni spiegano come la neuroscienza corrisponde al piano emozionale. Non tutte le aree del cervello, secondo gli studiosi, si sviluppano nello stesso periodo: nella sequenza dello sviluppo, infatti, matura prima il sistema limbico, che modula gli stati affettivi come l’ansia, l’aggressività, i comportamenti alimentari e sessuali e, solo successivamente, la corteccia, ossia la parte che è deputata alla regolazione degli impulsi.
C’è quindi una “sproporzione” della maturazione tra la “forza” del sistema limbico (il sistema del piacere) e quella della corteccia (il sistema deputato al controllo delle emozioni, pianificazione e previsioni delle conseguenze future).
Ecco perché i giovani minori di 20 anni sono così fortemente influenzati dalle pulsioni che provengono dal sistema del piacere e fanno spesso delle scelte che danno loro una soddisfazione immediata, piuttosto che attendere e prendere decisioni più gratificanti ma procrastinate nel tempo.
Solo dopo l’adolescenza, si assiste a una completa maturazione delle funzioni “esecutive” da parte della corteccia frontale, che da un punto di vista comportamentale si manifesta con la capacità di prevedere le conseguenze future, pianificare le proprie azioni e saper usare delle strategie cognitive con cui regolare i propri impulsi ed emozioni.
Tali studi potrebbero avere un’utilità sociale ed essere utilizzati per promuovere la prevenzione di alcuni dei comportamenti a rischio tra gli adolescenti, come l’uso di droghe e alcol. Il sistema educativo, ossia i genitori o la scuola, potrebbe utilizzare, infatti, tali conoscenze per sviluppare dei programmi volti a suggerire agli adolescenti modi sempre più efficaci per regolare i propri impulsi, motivarli a guardare le conseguenze delle proprie azioni e aiutarli a fare delle scelte più “sagge”, che implicano la tolleranza alla frustrazione a vantaggio di una maggiore gratificazione nel tempo.