Mercoledì, 11 Dicembre 2013 12:59

Presentato a Milano il Rapporto ISMU: 2,3 milioni gli immigrati al lavoro

Agli inizi di quest'anno erano stimati in 4,9 milioni, tra regolari e non, ma il ritmo di ingresso nel nostro paese degli stranieri, complice anche la crisi economica, è destinato ad assestarsi. Lo rivela l'Ismu, il centro studi e ricerche specializzato nel flussi migratori, che ha presentato in questi giorni a Milano il suo Rapporto. Su una quota di quasi 5 milioni, gli immigrati occupati erano, al gennaio 2012, 2 milioni 334 mila, 82 mila in più rispetto al 2011 (+3,7%), grazie soprattutto alle donne, con un aumento dell’occupazione femminile straniera dell’8%. La ragione va individuata per oltre l'80% nella crescita della domanda di assistenza familiare, che occupa prevalentemente donne, e che sta registrando un parziale ritorno anche da parte delle donne italiane. 

Tra la popolazione cresce anche la disoccupazione, a causa dell’ampliamento della platea degli attivi, ovvero degli immigrati disponibili al lavoro (nel 2011 erano circa 2 milioni 550 mila, mentre nel 2012 sono oltre 2 milioni 700 mila, cioè il 6,1% in più). Nel primo semestre del 2013 i senza lavoro stranieri sono 511mila, mentre 2012 erano 380mila, 72mila in più (+25%) rispetto al 2011. Nei primi sei mesi del 2013 si registra un tasso di disoccupazione del 18%. Nel Mezzogiorno la disoccupazione continua ad essere un problema autoctono e drammatico, mentre nelle regioni più ricche di opportunità lavorative la disoccupazione ha assunto caratteristiche multietniche. E' infatti nel nord che si concentra più del 60% della disoccupazione straniera: nella ripartizione nord ovest quasi un disoccupato su quattro è straniero. La componente maschile ha registrato, nell’ambito dei contesti territoriali, un vero tracollo.  

Il calo di occupati stranieri si registra soprattutto nell’industria e nell’edilizia. Vuol dire che i settori che nell’ultimo decennio sono stati calamita di manodopera straniera registrano un’inversione di tendenza, con un calo della richiesta di manodopera straniera del 48% nell’industria e del 38% nelle costruzioni. Il calo dipende da una minore richiesta di stranieri da parte degli imprenditori, ma anche da una maggiore offerta di italiani in questi settori. L’unico comparto che si mantiene è quello dell’assistenza familiare, che occupa sopratutto donne: gli occupati stranieri nei servizi alla persona crescono nel primo semestre del 2013 del 5%. 

E’ inverosimile, secondo i ricercatori dell'Ismu, ipotizzare nei prossimi anni una crescita del lavoro straniero simile a quella dello scorso decennio. Si presume che l’economia italiana non avrà bisogno di un eccessivo numero di nuovi lavoratori stranieri, per la progressiva saturazione della domanda di lavoro tradizionalmente rivolta agli immigrati. Si ipotizza semmai che l’economia italiana avrà una domanda di lavoro straniero che potrà essere soddisfatta dagli immigrati presenti o da quelli in arrivo per ragioni umanitarie o familiari. Ismu propone la necessità di una maggiore inclusione lavorativa, sociale e fiscale degli immigrati, a beneficio della collettività, ma osserva che mancano servizi adeguati per l’effettivo incontro tra domanda e offerta di lavoro. Oltre la metà degli stranieri disoccupati ha contattato un centro per l’impiego. Tuttavia, solo il 2,4% ha beneficiato di servizi di consulenza e/o di orientamento, solo lo 0,4% di un’opportunità di formazione e uno solo lo 0,8% ha ricevuto un’offerta di lavoro.