Come spiegato chiaramente sul portale web dell’Agenzia delle Entrate, il regime forfettario è un regime fiscale agevolato destinato alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni.
Per accedervi sono necessari determinati requisiti, tra cui avere:
- conseguito ricavi o percepito compensi annui non superiori a 85.000 euro. Qualora si esercitino attività con codici Ateco diversi, si deve considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate;
- sostenuto spese per un importo totale non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.
Si tratta di una soluzione fiscale piuttosto vantaggiosa. Una delle sue caratteristiche principali è l’applicazione del coefficiente di redditività forfettario, un valore fondamentale per determinare il reddito imponibile sul quale sarà calcolata l’imposta sostitutiva dopo la sottrazione dei contributi previdenziali. Per capire meglio di cosa si tratta partiamo dalla tassazione applicabile ai forfettari.
Regime forfettario: le aliquote sostitutive
Nell’ambito del regime forfettario si parla di aliquote sostitutive perché esse vanno a sostituirsi a IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali. Ne sono previste due: 5% e 15%.
Il 5% è un’aliquota sostitutiva ridotta che si applica nei primi 5 anni ad alcuni soggetti che iniziano una nuova attività nel regime forfettario.
Il 15% è l’aliquota sostitutiva standard che si applica alla maggioranza dei casi.
Su quale reddito si deve applicare l’aliquota? Il coefficiente di redditività
La denominazione del regime forfettario è dovuta al fatto che il reddito sul quale si deve applicare l’aliquota sostitutiva è determinato “a forfait”, una semplificazione di non poco conto. Ed è qui che entra in gioco il coefficiente di redditività.
Con “coefficiente di redditività” si fa riferimento a una percentuale stabilita dalla normativa fiscale e che varia a seconda del codice ATECO dell’attività svolta. I coefficienti di redditività vanno da un minimo del 40% a un massimo dell’86%; fra questi due estremi vi sono altri coefficienti come per esempio 54%, 62%, 67% e 78%.
Grazie a questo coefficiente, conoscendo i ricavi, si può determinare il reddito imponibile, senza prendere in considerazione le spese effettivamente sostenute, diversamente da quanto accade nei regimi ordinari.
Come si determina il reddito imponibile?
Conoscendo i ricavi e il coefficiente di redditività, il calcolo del reddito imponibile è molto semplice. I ricavi da considerare non sono necessariamente quelli fatturati nell’anno, bensì quelli effettivamente incassati (nel regime forfettario si applica principio di cassa).
Supponiamo per esempio di avere incassato 40.000 euro e che il nostro coefficiente di redditività sia il 78%, il reddito imponibile sarà 31.200 euro.
Calcolo delle tasse da pagare
Una volta ottenuto il reddito imponibile, prima di applicare l’imposta sostitutiva si devono sottrarre i contributi previdenziali versati. Supponiamo che essi ammontino a 10.000 euro; a questo punto si dovranno sottrarli da 31.200 e si otterrà quindi la cifra di 21.200 euro; è su questa che andrà applicata l’imposta sostitutiva (a seconda dei casi, il 15% o il 5%).
Se l’aliquota da applicare è il 15%, le tasse che si dovranno versare ammonteranno a 3.180 euro (21.200*15%).
Come si può notare da quanto esposto in precedenza, il coefficiente di redditività nel regime forfettario è un parametro essenziale per il calcolo del reddito imponibile e, di conseguenza, dell’imposta sostitutiva.













