La formazione sulla sicurezza sul lavoro è destinata a cambiare con la piena applicazione dell’Accordo Stato-Regioni finalizzato all’individuazione della durata e dei contenuti dei percorsi formativi in materia di salute e sicurezza ai sensi del d.lgs. 81/2008. Atteso per il 30 giugno 2022, l’accordo è stato approvato il 17 aprile 2025 ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale sabato 24 maggio 2025.
Perché parlare questo nuovo accordo?
L’obiettivo di questo articolo non è quello di descrivere le novità introdotte dall’Accordo Stato-Regioni da un punto di vista tecnico, ma di analizzarne alcuni passaggi dal punto di vista di un formatore che, oltre a promuovere il tema della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, vuole ripensare il proprio ruolo e le conseguenze del proprio lavoro. I punti su cui ci concentreremo sono:
- introduzione di nuovi corsi di formazione per datori di lavoro, per addetti al lavoro in ambienti confinati o addetti alla conduzione di macchine agricole raccoglifrutta, caricatori per la movimentazione di materiali e carriponte
- modalità di erogazione dei corsi: in presenza, in videoconferenza sincrona o con l’e-learning. Oltre a definire i requisiti di queste modalità, l’accordo promuove “una sostanziale interattività tra il docente e i discenti e tra i discenti stessi“.
- importanza di progettare un intervento formativo seguendo il ciclo di Deming. Ogni percorso formativo deve essere pianificato a partire dall’analisi dei fabbisogni, erogato nel rispetto delle specificità dei partecipanti, valutato sia nei contenuti sia nella qualità dell’intervento e, infine, sottoposto ad un monitoraggio nel tempo per verificare l’applicabilità e l’efficacia.
Quali sono i nuovi corsi di formazione?
L’accordo introduce l’obbligo formativo per i datori di lavoro sinora esclusi dall’obbligo di partecipare a corsi a loro dedicati. I datori di lavoro sono così chiamati a formarsi per essere pienamente consapevoli del ruolo che la normativa gli riconosce: essere il primo e principale attore della promozione della tutela della salute e sicurezza in azienda.
Vengono, poi, dettagliati i contenuti formativi che devono essere affrontati con gli addetti al lavoro in ambienti confinati che, oltre a conoscere i rischi cui sono esposti, devono acquisire le competnze necessarie all’uso di dispositivi ed attrezzature per affrontare questi rischi e gestire eventuali situazioni di emergenza. Infine, si introducono corsi di formazione per addetti all’uso di attrezzature particolari come macchine agricole raccogli frutta, carriponte e caricatori per la movimentazione di materiali.
Questi elementi ci portano a riflettere su come assicurare quella che l’art. 37 del d.lgs. 81/2008 chiama “formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche“. Chi sono i nostri interlocutori? Qual è il loro livello di conoscenza della lingua italiana e quale la nostra capacità di comunicare in lingua straniera? Quali sono gli ausili che possiamo mettere in atto per agevolare la comprensione dei contenuti che stiamo trasmettendo? Il nostro intervento formativo è adeguato o dovrà poi essere seguito da un periodo di addestramento ed affiancamento in azienda?
Trovare una risposta a queste domande, in campo formativo, significa trovare gli strumenti per garantire la personalizzazione e un’adeguata progettazione dell’attività formativa.
Quali metodologie utilizzare?
L’accordo promuove l’uso di metodologie didattiche attive che permettano la trasmissione di nozioni e concetti, promuovendo l’interazione tra il docente e i discenti e tra i discenti stessi. Le metodologie proposte prevedono:
- Lavori di gruppo durante i quali i discenti sono chiamati a confrontarsi tra loro ed attivare le proprie conoscenze per affrontare un determinato compito.
- Casi di studio attraverso i quali sviluppare la capacità di analisi e di soluzione di situazioni più o meno complesse.
- Simulazioni che agevolano la trasposizione di quanto appreso in aula nella realtà lavorativa.
- Uso di realtà aumentata e virtuale: nel caso della realtà aumentata i discenti sovrappongono alle percezioni fisiche dell’ambiente in cui si trovano informazioni aggiuntive; con la realtà virtuale, invece, i discenti si isolano dall’ambiente esterno usufruendo di momenti formativi particolari e sperimentando in condizioni protette procedure e condizioni ambientali particolari.
- Gamification per stimolare la motivazione e l’attenzione dei discenti attraverso condizioni di gioco
Per chi si occupa di formazione la scelta della metodologia didattica da utilizzare pone una serie di domande: quanto il docente padroneggia i meccanismi della metodologia che vuole utilizzare? Il setting d’aula è adeguato alle esercitazioni che il docente vuole proporre? Servono dei materiali particolari? Come affrontare gli imprevisti che possono sempre manifestarsi? Come adeguare le metodologie didattiche a diversi target di destinatari? Quanto tempo è stato investito nella preparazione del materiale? Come promuovere l’attivazione dei discenti in occasione di corsi erogati in modalità sincrona on line (ad esempio con Microsoft Forms, Google Forms o Mentimeter)?
Il ciclo di Deming applicato alla formazione
All’interno dell’accordo si propone l’applicazione del ciclo di Deming nella costruzione di ogni percorso formativo. In questo modo il ciclo Plan- Do- Check- Act diventa:
- Pianificazione: questa fase permette di identificare le esigenze formative, tenendo conto dei rischi specifici e dei profili professionali dei discenti coinvolti. In questa fase è necessario verificare la conoscenza della lingua italiana dei partecipanti, costruire gruppi omogenei di partecipanti e far confluire queste informazioni nel progetto formativo dove declinare obiettivi, contenuti, destinatari e modalità di erogazione.
- Realizzazione: è il momento in cui formatore e discenti si incontrano. Rivolgendosi ad un “pubblico adulto” il formatore deve saper adattare le proprie metodologie didattiche attivando l’attenzione ed il coinvolgimento dei presenti, rispettando il loro vissuto e le loro esperienze che possono diventare fonte di confronto ed approfondimento.
- Monitoraggio e valutazione: al termine di ogni percorso formativo è necessario verificare:
- quanto è stato compreso per evidenziare eventuali necessità di interventi formativi o occasioni di addestramento ad hoc all’interno dell’ambiente di lavoro
- qual è il livello di soddisfazione dei partecipanti per cogliere occasioni di miglioramento nella gestione del setting d’aula, delle metodologie e degli strumenti utilizzati o della gestione delle relazioni in aula.
- Riesame e adozione di misure di miglioramento: nell’ottica di una continua promozione della salute e sicurezza in azienda è necessario verificare quali sono gli effetti della formazione nel lungo periodo. A distanza di qualche mese o di anni, quanto i comportamenti dei lavoratori sono influenzati dalla formazione ricevuta? Gli interventi formativi sono un lontano ricordo o hanno trovato una loro applicazione pratica nella vista dei lavoratori?
Applicare il ciclo di Deming porta il formatore a pensare il proprio intervento formativo, impegnarsi per realizzarlo ed essere consapevole che verrà giudicato non solo per i risultati ottenuti in aula, ma anche sul lungo periodo. Il formatore, in questo senso, dovrebbe domandarsi: quanto conosco ciò che mi aspetta? Chi avrò davanti? Quali sono le sue e le mie aspettative? Come posso favorire l’acquisizione di competenze? Quali materiali ho previsto di utilizzare durante il corso? Come ho costruito e personalizzato il questionario di valutazione? Quanto mi preoccupo dei feedback provenienti dai discenti? Come posso favorire il mantenimento e l’applicazione nel tempo di quanto appreso?
“Il cambiamento è il risultato finale di tutto il vero apprendimento.”- Leo Buscaglia
Sicurezza e non solo…
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, oltre agli aspetti puramente tecnici, può rappresentare un’occasione per ripensare più in generale il ruolo del formatore.
Una formazione efficace deve svilupparsi da un punto di partenza condiviso ed avere un chiaro obiettivo a cui mirare, che sia la creazione di un ambiente di lavoro più sicuro, l’acquisizione di nuovi clienti o la promozione del lavoro in team…
Inserire attività formative nell’esperienza aziendale non è solo un modo per aumentare il livello di consapevolezza e coinvolgimento dei lavoratori, ma attraverso la metafora del viaggio può diventare un’occasione per rileggere la nostra realtà.
Quando pensiamo ad un viaggio, immaginando di non avere problemi di budget, la prima domanda è: dove vogliamo andare? Dopo aver stabilito la destinazione iniziamo a preoccuparci degli strumenti necessari per affrontare il viaggio: con quali mezzi ci sposteremo? serve il passaporto? ci sono dei vincoli particolari da rispettare? qual è il periodo migliore? Finalmente arriva il gorno della partenza, ci mettiamo in viaggio pronti a gustare ogni singolo momento di questa esperienza e pronti anche ad affrontare eventuali imprevisti (coincidenze saltate, maltempo…).Nel viaggio di ritorno ripensiamo a quanto l’esperienza ci ha influenzato e, anche a distanza di tempo, ci resta il ricordo di una tappa della nostra vita che- in un modo o nell’altro- ci ha insegnato qualocosa.
Applicare questa metafora alla formazione ci porta a domandarci: quanto sono chiari e condivisi gli obiettivi? come è stata gestita la fase preparatoria?quali aspettative e quali esperienze portano in aula i partecipanti? come viene vissuto il momento formativo? cosa resta alla fine della giornata? e cosa resterà a distanza di tempo?
I formatori, allora, non sono più i depositari di conoscenze che devono essere trasmesse in modo didascalico, ma diventano guide, mentori che accompagnano i discenti in un viaggio attraverso ostacoli (normativi, linguistici, professionali…), li aiutano ad osservare l’ambiente circostante e li mettono nelle condizioni di poterlo conoscere e decifrare, ricordare e infine di riportare quell’esperienza in altri ambienti.
Hai dei suggerimenti per promuovere il ruyolo del formatore o vuoi approfondire questo tema all’interno della tua organizzazione? Scrivici a servizi@diariodellaformazione.it e raccontaci la tua esperienza.












