/Buongiorno 1 ottobre 2019: come progettare il tempo nella formazione

Buongiorno 1 ottobre 2019: come progettare il tempo nella formazione

Progettare il tempo nella formazione significa partire da ciò che le persone devono saper fare e riservare ore reali per comprendere, provare, ricevere un riscontro e applicare. Riempire un calendario di argomenti non garantisce che resti spazio per esercitarsi; comprimere una lezione in un video non risolve da solo il problema di chi non ha tempo per seguirla. Il Buongiorno del 1 ottobre 2019 diventa così una guida per costruire un percorso sostenibile, in particolare per adulti che devono conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari.

Il tempo disponibile non è quello scritto sul programma

Un corso indicato come «sei ore» comporta spesso altro tempo: collegarsi, preparare i materiali, capire le consegne, completare attività fuori dall’aula e chiedere chiarimenti. Se questi passaggi non sono previsti, il carico viene scaricato sui partecipanti o i compiti restano incompleti. Per chi lavora, anche scegliere fra una sessione diurna e una serale può determinare la possibilità stessa di iscriversi. Non conviene trattare ogni assenza o ritardo come mancanza di motivazione senza conoscere il vincolo reale.

Nel rapporto Trends in Adult Learning dell’OCSE, basato sull’indagine sulle competenze degli adulti del 2023, il tempo legato a lavoro o famiglia è indicato come ostacolo principale dal 48% degli adulti che riferiscono una barriera alla formazione non formale collegata al lavoro, in media fra i paesi ed economie partecipanti. Il dato non dice quante ore debba durare un singolo corso, ma rende difficile sostenere che basti chiedere alle persone di «organizzarsi meglio». Occorre progettare orari, carico e modalità che possano essere praticati davvero.

Progettare il tempo nella formazione: prima l’esito, poi la durata

La domanda iniziale non è «Quante slide entrano in un’ora?», ma «Che cosa dovrà produrre o decidere il partecipante alla fine?». Se l’esito è saper redigere una scheda informativa per utenti, il tempo deve comprendere almeno un modello, un tentativo di scrittura, un confronto con criteri di chiarezza e una revisione. Se si dedica tutto il programma a definizioni e strumenti, la prestazione promessa resta fuori dal corso.

Il Cedefop descrive i risultati di apprendimento in termini di ciò che una persona conosce, comprende e sa fare al termine di un processo. È un buon punto di partenza per eliminare attività accessorie quando il tempo è limitato. Ogni parte del calendario dovrebbe servire a preparare una prestazione, a esercitarla o a verificarla. Le informazioni di contesto restano utili, ma non devono occupare lo spazio necessario al compito principale.

Per progettare il tempo nella formazione, una tabella può avere quattro colonne: attività; perché serve; tempo in aula o online; tempo richiesto fuori dalla sessione. Aggiungi chi fornirà i materiali e quando arriverà il riscontro. Il totale delle ore diventa più onesto; il formatore può negoziare con l’ente una riduzione degli obiettivi, invece di comprimere la pratica in pochi minuti finali.

Un esempio: sei ore per una scheda informativa

Immaginiamo un ente che voglia formare alcuni operatori a preparare una scheda chiara per spiegare un servizio. L’obiettivo finale non è conoscere tutti i principi della comunicazione, ma produrre una scheda che un collega possa usare per rispondere alle domande più frequenti, dopo la verifica dei contenuti da parte del responsabile. Il percorso ipotetico dispone di sei ore comuni, suddivise secondo le disponibilità del gruppo.

La prima mezz’ora serve a definire destinatario e criteri: quali informazioni devono comparire e quali parole potrebbero non essere comprese. Un’ora è destinata ad analizzare un esempio esistente, annotando ciò che funziona e ciò che genera domande. Un’ora e mezza permette di produrre una prima versione. Un’altra ora serve al confronto fra pari su tre criteri dichiarati. Un’ora e mezza è riservata alla revisione, non all’ascolto di altra teoria. Gli ultimi trenta minuti servono a consegnare la bozza, identificare i punti da far verificare al responsabile e concordare il passo successivo. Le quantità sono una scelta illustrativa, non la proporzione «giusta» dimostrata dalla ricerca.

Questo calendario prevede un prodotto incompleto ma controllabile: la scheda non può essere distribuita agli utenti finché informazioni, accessibilità e responsabilità editoriali non siano state verificate. Se la prima prova richiede più tempo del previsto, si può ridurre la quantità di esempi discussi, non saltare la revisione indispensabile. Il formatore registra gli scostamenti per migliorare la progettazione del modulo successivo.

Dove mettere domande, pause e differenze di ritmo

Una sessione senza margine per le domande spesso produce recuperi informali dopo l’orario, quando non tutti possono fermarsi. Prevedi momenti di chiarimento nel percorso e una via per chi ha bisogno di rileggere o riascoltare una consegna. Se l’obiettivo lo permette, un modello testuale scaricabile e una spiegazione orale possono offrire accessi diversi allo stesso contenuto. Le linee guida CAST suggeriscono di ridurre le barriere attraverso più modalità di rappresentazione e di espressione, senza perdere di vista il risultato da raggiungere.

Anche le pause fanno parte della progettazione. Non è necessario imporre una cadenza universale; occorre osservare durata, intensità del compito, accessibilità della sede e caratteristiche del gruppo. Se il calendario non prevede il tempo per spostamenti, strumenti o assistenza tecnica, il ritardo apparirà come un problema degli allievi invece di un errore di stima. In un percorso online, rendere tutto asincrono può offrire flessibilità, ma richiede comunque ore dichiarate per lavorare e tempi certi per ottenere un riscontro.

L’applicazione va concordata, non soltanto auspicata

Nei percorsi collegati al lavoro, occorre chiedere al responsabile quando e in quale attività la nuova capacità potrà essere usata. Se la scheda informativa sarà rivista da un collega nei giorni successivi, quella revisione richiede un posto nell’agenda, una persona incaricata e criteri di approvazione. Altrimenti la bozza rischia di restare un esercizio isolato. La ricerca CIPD su apprendimento e competenze al lavoro, raccolta nel Regno Unito nel 2021, raccomanda di coinvolgere i responsabili e sostenere le persone nell’applicazione di quanto appreso. È una raccomandazione contestuale, non una prova che ogni corso aziendale aumenti produttività o riduca errori.

Per valutare il percorso, separa tre domande: le persone sono riuscite a partecipare? hanno prodotto una scheda che soddisfa i criteri? la scheda è stata verificata e usata in un compito reale? Le risposte possono essere diverse. Una buona partecipazione non dimostra la qualità del prodotto; un prodotto corretto in aula non prova da solo un beneficio per l’organizzazione. Se vuoi stimare un risultato aziendale, definisci in anticipo che cosa misurare e quali altri fattori potrebbero averlo influenzato.

Per chi vuole riflettere su come controllare il proprio percorso di studio, il Buongiorno sull’imparare ad apprendere offre un approfondimento affine. Qui la responsabilità principale resta della progettazione: dare al lavoro formativo il tempo che richiede e rendere il carico visibile a chi deve sostenerlo.

Domande frequenti

Un corso più lungo produce necessariamente risultati migliori? No. Dipende da obiettivi, attività, prerequisiti, qualità della pratica e uso successivo. Ore in più possono essere utili se risolvono un vincolo reale; possono anche aggiungere contenuti non necessari.

Mettere i materiali online fa risparmiare tempo? Può ridurre spostamenti o permettere scelta degli orari. Può anche trasferire lavoro non previsto sul partecipante. Indica sempre quanto tempo richiede ogni attività online e quando qualcuno risponderà alle domande.

Per progettare il tempo nella formazione con poche ore, la decisione più onesta è restringere ciò che il corso promette. Una formazione sostenibile non nasce da un’agenda piena, ma dal rapporto verificabile tra tempo disponibile, compito richiesto e possibilità concreta di esercitarlo.


A cura della redazione. Testo aggiornato nel settembre 2026; la data del saluto identifica l’archivio Social Wall.