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Positive Economy Forum principi dell'economia positiva

Positive Economy Forum

I principi dell’economia positiva sono delle “buone stelle”: a San Patrignano il secondo Positive Economy Forum

Nel cuore di San Patrignano, lo scorso 9 e 10 aprile 2015, si è svolta la seconda edizione del Positive Economy Forum, una due giorni di incontri, riflessioni e testimonianze che ha riunito oltre 50 relatori nazionali e internazionali. Il tema al centro dell’evento: superare i limiti del capitalismo tradizionale, promuovendo un nuovo paradigma orientato ai principi dell’economia positiva.

A battezzare il Forum è stata Letizia Moratti, co-fondatrice della Comunità di San Patrignano, che ha dichiarato: “Il nostro sistema economico è basato sulle stesse logiche della droga: tutto, subito, facilmente”. Un’analisi dura, ma efficace, per descrivere un modello economico inadeguato ad affrontare le sfide della contemporaneità.

Jacques Attali ed i principi dell’economia positiva

Padre intellettuale del movimento è Jacques Attali, economista e presidente del PlaNet Finance Group. Attali ha lanciato al sindaco di Rimini l’idea di creare una “camera delle generazioni”, un organo consultivo all’interno dei consigli comunali che dia voce alle istanze delle giovani generazioni. Per Attali, infatti, l’economia positiva è quella che guarda al lungo periodo e pone al centro le esigenze future, anziché le rendite immediate.

Si tratta di una prospettiva che risuona con i valori fondanti dell’economia sociale e solidale e che stimola nuove alleanze tra pubblico, privato e Terzo settore. Non a caso, il Positive Economy Forum 2015 ha posto l’accento su progetti e strumenti che uniscono sostenibilità, inclusione e rendimento economico, come i social impact bond, la green economy e le imprese sociali innovative.

Terzo settore e riforme legislative: luci e ombre

Durante il Forum che ha parlato dei  principi dell’economia positiva, Letizia Moratti ha colto l’occasione per commentare le novità legislative relative alla riforma del Terzo settore, da poco approvata dalla Camera. Tra gli elementi positivi ha evidenziato:

  • l’introduzione del Registro Unico Nazionale del Terzo settore,
  • la possibilità (ancorché limitata) di distribuzione degli utili per le imprese sociali.

Tuttavia, non sono mancate critiche: secondo Moratti, il rischio è l’esclusione di settori emergenti, come quello delle energie rinnovabili, a causa di una casistica troppo restrittiva delle attività ammesse per l’impresa sociale. Una posizione in linea con quanto emerso in altri dibattiti sull’impresa sociale e la riforma del Terzo settore.

Esperienze locali e impatto sociale: Positive Economy Forum

Uno dei punti di forza dell’edizione 2015 del Forum è stata la condivisione di buone pratiche locali. A Napoli, nel quartiere di Scampia, è in corso una sperimentazione che coniuga riduzione della spesa pubblica, inclusione sociale e sostenibilità ambientale. Alcune imprese sociali del quartiere stanno gestendo il ciclo di valorizzazione dei rifiuti, finanziando le attività con un Social Impact Bond emesso da investitori privati.

Un altro esempio virtuoso arriva da Massarosa (LE), dove i cittadini impegnati nel volontariato civico (pulizia, manutenzione, cura degli spazi pubblici) godono di uno sconto del 50% sulla tassa rifiuti. Piccoli gesti che, nel loro insieme, dimostrano come l’economia positiva possa radicarsi nei territori attraverso incentivi intelligenti e partecipazione civica.

Pazienza e coraggio: le parole chiave della trasformazione: principi dell’economia positiva

Il messaggio che attraversa l’intero Positive Economy Forum è chiaro: per costruire un’economia diversa serve tempo e determinazione. “Pazienza”, nel coltivare i risultati senza l’ansia del rendimento immediato, è il principio fondante di questa visione. A testimoniarlo, gli interventi di:

  • Anna Zegna, presidente della Fondazione Zegna, impegnata nella gestione sostenibile del patrimonio;
  • Alberto Frausin, CEO di Carlsberg Italia, portavoce di una governance aziendale che affonda le radici in una fondazione ultracentenaria;
  • Donato Iacovone, CEO di EY Italia, che ha lodato la solidità del family business come modello vincente nel lungo periodo.

Ma accanto alla pazienza serve anche coraggio, soprattutto quando si tratta di rompere gli schemi e adottare nuove forme di cittadinanza economica. Un esempio emblematico è quello portato da Catherine Howarth, CEO di ShareAction, organizzazione britannica che promuove l’attivismo degli investitori attraverso il “voto con il portafoglio”, ovvero l’impegno a orientare le scelte strategiche delle aziende in modo etico e sostenibile.

Un’agenda per il futuro

Dove potrà condurre il movimento dell’economia positiva non è ancora chiaro, ma una cosa è certa: l’appuntamento annuale con San Patrignano è ormai diventato un punto fermo per chiunque voglia riflettere su un modello economico centrato sull’inclusione, l’etica e la sostenibilità. Il Forum continua a offrire uno spazio autorevole per costruire visioni, mettere in rete esperienze e dare slancio a un’agenda economica di lungo termine.

E come ribadito più volte nel corso dei lavori, i principi dell’economia positiva sono le “buone stelle” verso cui orientare la bussola delle politiche pubbliche, degli investimenti privati e delle scelte educative. In un’epoca segnata da crisi ambientali, disuguaglianze sociali e instabilità geopolitiche, questa visione può rappresentare un punto di riferimento credibile per le generazioni future.


Per approfondire

➡️ Innovazione sociale e nuovi modelli economici
➡️ L’economia sociale e solidale come motore di sviluppo
➡️ Impresa sociale e Terzo settore: riforme e nuove opportunità