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Positive Economy Forum: per una economia sociale condivisa

I principi dell’economia positiva sono delle “buone stelle”. E’ Letizia Moratti a tenere a battesimo il secondo Positive Economy Forum, il convegno in cui si ragiona di un nuovo paradigma economico che superi il capitalismo. L’evento si è svolto a San Patrignano, il 9 e 10 Aprile una due giorni di incontri e approfondimenti che ha visto la presenza di oltre 50 relatori.

 

In questo momento storico, “il nostro sistema economico” internazionale “è basato sulle stesse logiche della droga: tutto, subito, facilmente” continua la co-fondatrice della Comunità. Il padre della economia positiva è il francese Jacques Attali, presidente del PlaNet Finance Group, che guardando ai giovani lancia al sindaco Gnassi di Rimini l’idea di creare una camera delle generazioni in seno al consiglio comunale. L’economia positiva è mettere in campo azioni di lungo periodo per una nuova agenda mondiale.

I bisogni sociali crescono, la spesa pubblica si ritrae e la deriva del welfare state rischia di abbandonare a se stessi o relegare ai margini della società fasce sempre più ampie di soggetti deboli. Eppure esiste una notevole massa di capitali finanziari che potrebbe essere indirizzata in maniera efficiente verso investimenti a impatto sociale e che, come l’esperienza anglosassone insegna, sarebbero in grado di generare ricchezza economica, occupazione, inclusione e integrazione. Purché si esercitino le virtù della pazienza e del coraggio, requisiti indispensabili per una crescita sostenibile nel lungo termine.

Rispetto alle tesi lanciate nell’edizione 2014 (un decalogo di azioni strategiche per far decollare l’economia positiva) è toccato alla padrona di casa Letizia Moratti fare il punto della situazione, e l’analisi è stata incoraggiante. In primo luogo, nella giornata di giovedì l’aula della Camera ha licenziato il testo del disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore: la Moratti ha manifestato apprezzamento per l’impianto complessivo dell’articolato, per l’introduzione del Registro unificato delle organizzazioni e per la previsione della possibilità di una distribuzione, sia pure parziale, degli utili prodotti dall’impresa sociale. Al tempo stesso, però, ha confermato le riserve sul mantenimento di una casistica limitata di campi d’attività per questa tipologia di organizzazioni, benché il testo approvato da Montecitorio segni già una significativa estensione rispetto all’attuale disciplina dell’impresa sociale. Il rischio è di vedere esclusi settori importanti e innovativi, come la green economy o le energie rinnovabili, per cui la via preferenziale indicata dal Forum di San Patrignano sarebbe quella di prevedere un’operatività vincolata solo a criteri di controllo sull’impatto sociale prodotto.

Sempre sul fronte legislativo, l’ultimo scorcio del 2014 ha portato in dote, nell’ambito della riforma della cooperazione internazionale varata a fine agosto, la concreta possibilità di partnership tra imprese, Ong e sfera pubblica per progetti di crescita sostenibile nei Paesi in via di sviluppo. Ma il movimento per l’economia positiva registra anche qualche significativo passo avanti nell’azione di governo dei territori. A Napoli, ad esempio, con il coinvolgimento del Terzo settore e l’impegno di Banca Prossima, si sta sperimentando un’innovazione volta a coniugare occupazione, inclusione sociale e riduzione della spesa pubblica. In pratica alcune imprese sociali del rione Scampia hanno preso in carico le diverse fasi del ciclo di valorizzazione dei rifiuti e, per finanziare l’impianto, si avvarranno di un Tris, titolo di riduzione della spesa pubblica, emesso da investitori privati in forma di Social impact bond, con ritorni parametrati sull’effettivo risparmio nei costi a carico della collettività. Mentre nel comune di Massarosa, in provincia di Lecce, i residenti che si impegnano in attività di volontariato per la pulizia delle strade o la manutenzione di scuole e impianti sportivi potranno beneficiare di un abbattimento del 50% della tassa rifiuti.

Piccoli esempi, certo, ma che danno il senso di un movimento in grado di farsi largo, purché gli sia dato tempo per crescere . L’analisi, nei due giorni di confronto a San Patrignano, ha fatto perno intorno all’idea di “pazienza” nel coltivare la cultura dei risultati, senza l’ansia che può impregnare la finanza tossica o segnare la deriva del capitalismo più avido. Anna Zegna, presidente dell’omonima fondazione, e Alberto Frausin, ceo di Carlsberg Italia, gruppo multinazionale controllato da un’ultracentenaria fondazione d’impresa, hanno portato altrettanti esempi di cura “paziente” dei patrimoni e dei capitali. Mentre Donato Iacovone, ceo di EY Italia, ha identificato nella prospettiva di gestione a lungo termine dei valori d’impresa il principale fattore di successo del family business, formula che continua a risultare vincente non solo in Italia, ma anche su scala europea e globale.

Accanto alla pazienza, l’altra parola-chiave emersa dal Forum di San Patrignano è il coraggio, in particolare nel perseguire il cambiamento. L’hanno invocato un po’ tutti, da Lester Salamon, profeta dell’economia non profit, a Catherine Howarth, ceo di un’organizzazione britannica che persegue la cittadinanza attiva attraverso l’impegno degli azionisti critici per influenzare le scelte di governance e gli indirizzi strategici delle imprese. Un’idea di “voto con il portafoglio” che anche nel nostro Paese sta maturando crescente consapevolezza e consenso. Dove queste visioni possano portare il movimento per l’economia positiva voluto da Letizia Moratti e Jacques Attali è ancora presto per dirlo, ma sicuramente i prossimi passi non potranno prescindere dall’appuntamento annuale con San Patrignano, un luogo dove discutere di impresa sociale e di economia sociale di mercato risuona naturale.

Sito ufficiale della iniziativa

http://positiveeconomy.co/it/forum-san-patrignano/