/Comunicare l’advocacy in Italia: un workshop tra ricerca sociale e cooperazione internazionale
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Comunicare l’advocacy in Italia: un workshop tra ricerca sociale e cooperazione internazionale

Advocacy e partecipazione attiva tornano al centro del dibattito pubblico grazie a un importante appuntamento promosso da CBM Italia onlus e CINI – Coordinamento Italiano Network Internazionali, nell’ambito delle iniziative della Cooperazione Italiana allo Sviluppo a Expo Milano 2015.

Il 6 luglio, presso l’Auditorium di Cascina Triulza, si è svolto il workshop “Comunicare l’advocacy in Italia”, un evento di rilievo dedicato alla presentazione di una ricerca quali-quantitativa condotta da AstraRicerche, finalizzata ad analizzare le opinioni degli italiani sulle cause sociali e sulle modalità di comunicazione e coinvolgimento nelle campagne di advocacy.

Un’indagine sulla sensibilità sociale degli italiani

Nel panorama della formazione civica e sociale, conoscere le opinioni e le abitudini della popolazione in merito all’attivismo, alla cooperazione e all’impegno per il bene comune è cruciale per progettare iniziative efficaci.

La ricerca presentata al workshop, condotta da AstraRicerche per CBM Italia Onlus, ha messo in luce aspetti fondamentali riguardanti:

  • La propensione degli italiani ad attivarsi per una causa sociale;
  • I temi considerati prioritari, come la disabilità, la cooperazione allo sviluppo, i diritti umani, l’ambiente;
  • Le caratteristiche che rendono efficace una campagna di advocacy, dalla narrazione empatica all’autenticità dei contenuti;
  • Le motivazioni che spingono all’impegno personale, come l’identificazione con la causa o la fiducia nell’organizzazione promotrice.

Questa indagine quali-quantitativa offre uno spaccato prezioso su come costruire una strategia comunicativa capace di attivare segmenti diversi della popolazione, un tema rilevante anche per chi opera nella formazione alla cittadinanza attiva.

Advocacy e comunicazione: una sfida contemporanea

Nel contesto attuale, caratterizzato da comunicazione digitale, sovraesposizione mediatica e calo della fiducia nelle istituzioni, parlare di advocacy significa affrontare sfide complesse. La comunicazione nel non profit non può limitarsi alla mera informazione: deve coinvolgere, educare e mobilitare.

Durante il workshop, Massimo Maggio, direttore di CBM Italia Onlus, ha sottolineato l’importanza di coniugare comunicazione sociale e progettazione strategica. “Per essere efficace – ha dichiarato – l’advocacy deve parlare il linguaggio delle persone, senza perdere la profondità dei contenuti”.

Anche Maria Egizia Petroccione, portavoce del CINI, ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle organizzazioni internazionali nel favorire il dialogo tra istituzioni e società civile, e sull’urgenza di comunicare in modo trasparente e partecipativo.

Il Consigliere Antonino Claudio Cascio, Capo dell’Ufficio VII-DGCS, ha posto l’accento sul legame tra cooperazione allo sviluppo e attivismo sociale: due ambiti che, se comunicati efficacemente, possono generare un impatto concreto nel contesto nazionale e internazionale.

Infine, Enrico Finzi, sociologo e presidente di AstraRicerche, ha illustrato i principali dati emersi dallo studio, offrendo spunti interessanti per chi si occupa di educazione non formale, formazione degli adulti e progettazione nel Terzo Settore.

Un’occasione per riflettere su formazione, attivismo e responsabilità

Per il pubblico di Diario della Formazione, il tema dell’advocacy si collega direttamente alla formazione professionale nel sociale, alla progettazione partecipata (come l’esempio del progetto Capacityes che ha coinvolto la città di Bergamo) e alla cultura dell’inclusione. I risultati della ricerca possono offrire spunti per:

  • progettare interventi educativi basati sulla cittadinanza attiva;
  • costruire percorsi formativi per operatori sociali, educatori, comunicatori del non profit;
  • valorizzare l’approccio evidence-based nell’ideazione di campagne.

Un’efficace strategia di advocacy parte sempre dalla conoscenza del contesto: sapere cosa pensano gli italiani, come scelgono di sostenere una causa, quali canali informativi utilizzano, è il primo passo per costruire una relazione autentica e duratura tra cittadini, organizzazioni e istituzioni.

Advocacy, ricerca e formazione: un triangolo strategico

La connessione tra formazione, ricerca sociale e comunicazione è sempre più stretta. Come emerge anche in altri articoli di Diario della Formazione, chi opera nel campo dell’educazione e del non profit ha bisogno di strumenti analitici per comprendere i bisogni emergenti, i comportamenti e le percezioni dei destinatari.

Il workshop del 6 luglio rappresenta dunque un modello virtuoso di sinergia tra:

  • ricerca scientifica e mondo associativo,
  • formazione alla cittadinanza e cooperazione allo sviluppo,
  • advocacy e partecipazione democratica.

Eventi come questo aiutano a costruire una nuova cultura della comunicazione sociale, che va oltre la promozione e diventa formazione continua al senso civico e alla responsabilità collettiva.

In sintesi

  • Il workshop “Comunicare l’advocacy in Italia” ha presentato i risultati della prima ricerca quali-quantitativa sulle opinioni degli italiani riguardo alle campagne sociali.
  • Il focus è stato sulla comunicazione strategica nel Terzo Settore, con interventi di esperti e rappresentanti istituzionali.
  • I dati emersi rappresentano uno strumento operativo utile per formatori, comunicatori e progettisti sociali, contribuendo alla costruzione di interventi mirati ed efficaci.

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