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Progetto CAPACITYES Journal 1

Il progetto Capacityes: le avventure di Ulisse attraverso i disegni dei bambini

Il progetto CAPACITyES si concentra sulla lotta alla povertà urbana. Il valore aggiunto di questo approccio sta nel fatto che il progetto mette in tavola diversi ingredienti per trovare il giusto equilibrio e combinazione, per affrontare i problemi indotti dalla povertà nelle famiglie svantaggiate. La maggior parte di queste famiglie sono straniere e fanno parte delle ultime ondate migratorie che hanno interessato l’Europa. Il progetto, inoltre, lavora insieme ai bambini rendendoli protagonisti del processo di rigenerazione urbana e attraverso di esso li coinvolge in un dialogo interculturale.

Sintesi

La povertà urbana è uno dei problemi più cruciali che affliggono le città italiane, in particolare dopo la crisi economica del 2008 che ha comportato una drastica riduzione delle risorse. Bergamo, con i suoi 121.000 abitanti, non è esclusa da questa situazione, con una media dell’11,4% delle famiglie che vivono in condizione di povertà, percentuale che sale alle stelle al 57% se si considerano le famiglie straniere.
Da questo scenario nasce il progetto CAPACITyES che affronta la povertà urbana concentrandosi principalmente sulla povertà educativa dei bambini.
La sfida è quella di interrompere i meccanismi alla base della povertà urbana e delle conseguenti disuguaglianze attraverso un approccio innovativo incentrato sulla prospettiva dei bambini. Gli studi dimostrano infatti che i bambini sono la fascia di età più vulnerabile se si considera il tasso di rischio di povertà ed esclusione sociale. CAPACITYES lavorerà sui bambini aiutando a rompere il ciclo della povertà affrontando lo svantaggio nei primi anni al fine di ridurre il rischio di povertà ed esclusione sociale in futuro.

Il progetto CAPACITyES intende affrontare la povertà educativa urbana in una prospettiva multipla, tenendo conto di diverse dimensioni: alloggio, istruzione, arte, sport e cultura, attraverso la partecipazione attiva e l’inclusione dei cittadini.
Le soluzioni interconnesse sono le seguenti:

  • una struttura di Co-Housing per famiglie con bambini con spazi personali e condivisi in cui vivere. La loro presenza sarà temporanea e finalizzata a supportarli nell’affrontare il disagio abitativo, nella permanenza nel mercato del lavoro e nell’esercizio della piena autonomia;
  • un HubForKids creativo che sarà focalizzato sul miglioramento delle capacità cognitive e non cognitive dei bambini, proponendo attività artistiche, sportive, musicali e culturali e spettacoli mirati a diverse fasce di età. I bambini beneficeranno anche di borse di studio, come aiuto economico;
  • istallazioni artistiche site specific da collocare all’interno dell’edificio Co-Housing, dell’HubforKids e in diversi punti della città diventando un’unica grande installazione site-specific volta a collegare il centro e la periferia, facilitandone la contaminazione incrociata.

Il progetto mira a raggiungere i seguenti risultati:

  1. Soluzioni sostenibili di co-housing temporaneo, mitigando la situazione di fragilità e segregazione di parti delle famiglie in attesa di edilizia sociale;
  2. Empowerment e inclusione sociale attraverso il coinvolgimento partecipativo e attivo dei beneficiari;
  3. Migliorare la capacità di reddito futuro e le opportunità di lavoro delle famiglie vulnerabili attraverso corsi e formazione professionale
  4. Nuovi spazi ricreativi dedicati ai bambini e ai ragazzi, dove diverse offerte culturali, sportive, musicali e artistiche possono essere leve per il loro pieno esercizio del diritto alla cultura;
  5. Rimodellato il paesaggio urbano di aree disagiate selezionate utilizzando l’arte per una nuova idea di relazione con lo spazio pubblico.

La partnership di progetto è composta da questi attori territoriali

  • Comune di Bergamo
  • Cooperativa Sociale RUAH – cooperativa
  • Cooperativa Sociale Patronato San Vincenzo – cooperativa
  • Generazioni FA Cooperativa – cooperativa
  • Associazione Formazione Professionale PSV
  • BEST Institut – centro di formazione privato
  • ISMU – Fondazione per iniziative e studi sulla multietnicità – organizzazione privata
  • CSI – Centro Sportivo Italiano di Bergamo – Ente privato
  • PURELAB – impresa privata

Combattere la povertà urbana concentrandosi sui bisogni e sulle visioni dei bambini

Lo stato di avanzamento

La città di Bergamo sta sviluppando il progetto CAPACITyES in uno dei momenti più difficili della sua lunga storia. Bergamo ha avuto la grande sfortuna di essere tra le prime città in Europa ad essere stata colpita dagli effetti del COVID 19, quando in tutta Europa non si era ancora capito cosa stesse realmente accadendo e che fosse l’inizio di una grave pandemia. Le conseguenze di questo sfortunato evento sono note a tutti e lasceranno per sempre un segno indelebile nella storia di questa città. Tuttavia, nonostante questi gravi eventi, il progetto non ha mai avuto un vero e proprio arresto e sta pian piano diventando un importante riferimento per tutti coloro che sono coinvolti nella sua realizzazione, soprattutto per coloro ai quali è rivolto. Questo progetto mette al centro delle sue azioni la lotta alla povertà urbana. Il valore aggiunto di questo approccio sta nel fatto che il progetto mette in tavola diversi ingredienti per trovare il giusto equilibrio, la giusta combinazione, per affrontare i problemi indotti dalla povertà nelle famiglie svantaggiate.

Nello specifico le linee di intervento riguardano:

  • accesso sostenibile a una casa;
  • educazione non formale garantita per i bambini;
  • superare l’emarginazione e la segregazione spaziale di alcune comunità;
  • il miglioramento dei paesaggi urbani legati a queste azioni rigenerative attuate.

Solo rigenerazione urbana?

Il progetto CAPACITyES, a prima vista, si presenta come un classico progetto di rigenerazione urbana, ben pensato e ben strutturato dal punto di vista di un approccio integrato alla scala urbana.

Entrando nel dettaglio delle azioni previste, si scoprono molti elementi innovativi. Il primo, e forse non così evidente, è generare una soluzione per soddisfare le esigenze di una fase di transizione che caratterizza il percorso di vita di tante famiglie povere. L’accesso a una casa sociale, nell’attuale contesto di bassi investimenti in politiche abitative, può richiedere molto tempo.

Il progetto CAPACITyES lavora su questo spazio temporale per consentire ad alcune famiglie di trovare una condizione abitativa transitoria, soluzione gestita da una politica urbana pubblica locale che assista le famiglie in questa fase di attesa. Una fase di attesa che non si risolve semplicemente assegnando una casa per un periodo limitato, ma un’attesa che diventa occasione di sperimentazione, integrazione delle famiglie target nel contesto locale (principalmente famiglie legate alle recenti ondate migratorie), formazione e conoscenza reciproca e valorizzazione della diversità.
Il secondo punto di innovazione risiede nell’interpretazione delle esperienze di cohousing proposte dal progetto Bergamo. Il cohousing nasce storicamente dalla volontà di aggregazione di alcune famiglie che aspirano ad un modello di vita che metta in comune l’erogazione di alcuni servizi e che stabilisca un rapporto paritario, negli aspetti decisionali.

È una scelta che coinvolge fortemente i membri di una comunità locale che cercano un percorso di vita meno isolato e più basato sulla partecipazione e sulla condivisione:

“Ci sono ruoli di leadership, ma non leader nel cohousing” (Scotthanson, K. & C., 2005).

Approfondisci QUI “The Co-Housing Book

L’esperienza di Bergamo

L’esperienza bergamasca non nasce da un’aggregazione spontanea di famiglie, ma da una politica locale che definisce un contesto operativo in cui le famiglie in condizioni di povertà e disagio trovano una risposta alla loro difficile situazione di deprivazione multipla attraverso un percorso di cohousing temporaneo che, a lo stesso tempo:

  • Consente di fornire alle famiglie target strumenti materiali e cognitivi per un più rapido inserimento nel contesto sociale, culturale e produttivo locale;
  • Consente la riqualificazione e la rifunzionalizzazione di edifici pubblici che si sono trovati abbandonati nel tempo e privi di funzioni specifiche.

L’approccio al cohousing in questo progetto è impostato su condizioni che sono lontane dalle pratiche abituali che tendono a basarsi su aggregazioni spontanee guidate dalla comunità. Questo diverso approccio apre il campo a una pratica sperimentale che può aprire nuovi orizzonti in termini di gestione e creazione di politiche a favore del cohousing.

Affrontare la povertà urbana

Infine, un momento che caratterizza fortemente il progetto bergamasco e lo spazio partecipativo riservato ai bambini. Il progetto CAPACITYES affronta la povertà urbana, concentrandosi principalmente sulla povertà educativa dei bambini. Infatti, i quartieri scelti per il progetto (21.500 abitanti) sono caratterizzati da una massiccia esistenza di alloggi sociali e da uno dei più alti rapporti di popolazione straniera. Il 20% del totale dei residenti in queste aree è minorenne (circa 4300 bambini). La metà dei bambini che frequentano la scuola in queste zone sono stranieri e le loro famiglie hanno povertà e problemi abitativi. La sfida è cambiare il modo in cui la città di Bergamo progetta e trasforma gli spazi urbani di questi quartieri. L’obiettivo è realizzare spazi urbani attraenti grazie all’arte visiva, urbanisticamente innovative innovativi
vietare i mobili co-progettati con i bambini. Ciò avverrà coniugando arte, cultura e creatività con la partecipazione attiva dei bambini alla progettazione di soluzioni innovative per il rinnovamento urbano e alla creazione di HubForKids.

Il contesto politico

Il progetto CAPACITyES affronta tematiche legate ai fenomeni di povertà urbana concentrando le proprie attività su due progetti principali:

  • la realizzazione di un’esperienza di cohousing;
  • la creazione di un Hub for Kids.

Questi due progetti chiave, nella loro semplicità ma anche originalità, aprono a diverse sfide locali che interessano attualmente la città di Bergamo, ma comuni a molte altre città europee, ovvero:

  • La sfida di trovare una casa a un prezzo accessibile, soprattutto per i meno abbienti.
  • La questione di promuovere azioni di inclusione sociale, soprattutto per gli stranieri arrivati ​​con le ultime ondate migratorie.
  • Il problema di fornire una formazione adeguata ai membri delle famiglie povere per accedere al lavoro disponibile su scala locale.
  • La necessità di conciliare il tempo lavorativo con il tempo dedicato alle esigenze familiari.
  • La riqualificazione e rifunzionalizzazione degli spazi sfitti.
  • La ricontestualizzazione delle aree emarginate per cercare nuovi equilibri sostenibili nel tessuto cittadino.

Una terza azione chiave, che lega i due progetti e traccia visivamente l’azione rigenerativa promossa nella città, è costituita dalle installazioni artistiche. Queste installazioni collegano e mettono in evidenza i luoghi principali in cui si svolgono le azioni rigenerative e sono ispirate dal lavoro svolto con i bambini.

Il progetto CAPACITyES ha tutti gli elementi metodologici per gestire una situazione così complessa, che apre a diverse sfide e problemi. Si struttura infatti attorno ad un approccio integrato che vuole armonizzare alcune dimensioni strutturali della vita urbana, ma che rappresentano anche ambiti costitutivi per una buona progettazione di un’azione di rigenerazione urbana efficace, sostenibile ed efficiente, ovvero:

  • La dimensione culturale
  • la dimensione economica,
  • la dimensione sociale,
  • la dimensione ambientale.

Il progetto CAPACITyES è trasversale a diversi contesti politici

Intercetta come minimo il dominio delle politiche urbanistiche, delle politiche di welfare urbano e di assistenza sociale, della formazione e delle politiche educative (formazione professionale, ma anche scuola dell’obbligo) e infine si inserisce a pieno titolo nell’ambito delle politiche di contrasto alla povertà urbana. In questo primo numero del Journal ci concentreremo su quest’ultimo contesto politico. Il progetto CAPACITYES si inserisce in una governance territoriale troppo complessa per quanto riguarda la progettazione e l’attuazione di misure volte a rispondere a quelle situazioni di criticità indotte dalla povertà.

Il contesto delle politiche volte alla povertà urbana si articola in Italia dal livello locale (comuni e specifici ambiti territoriali-ambiti territoriali) che hanno compiti attuativi e una conoscenza approfondita dei bisogni e degli obiettivi, ai livelli di governance regionale e nazionale (che assegnano fondi locali, regionali e nazionali più i fondi indiretti comunitari I livelli regionale e nazionale definiscono i principi di utilizzo delle risorse finanziarie disponibili attraverso strategie e indicazioni metodologiche). È da sottolineare che ogni regione ha il proprio approccio per combattere la povertà urbana.

Nella Regione Lombardia gli ambiti territoriali adottano atti di programmazione in attuazione delle indicazioni di programmazione regionale. Per ogni ambito territoriale è stabilito un piano d’azione triennale. Tali piani sono finanziati attraverso la quota del Fondo Povertà, con la possibilità di integrare tale programmazione con le risorse disponibili comunitarie (fondi mainstreaming nazionali e regionali) relative a Programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR) che affrontano l’obiettivo tematico della lotta povertà e promozione dell’inclusione sociale.

Il contesto delle politiche di coesione sociale promosse dalla Regione Lombardia, nella prospettiva dell’utilizzo del Fondo Sociale Europeo 2014-2020, aiuta la tipologia di azioni previste dal progetto CAPACITyES. Il POR asse II, infatti, intende rafforzare le opportunità di integrazione sociale e lavorativa dei cittadini in difficoltà e degli appartenenti a categorie svantaggiate. Prende in considerazione percorsi di inclusione attiva volti a migliorare l’occupabilità delle persone molto svantaggiate, dei disabili e della popolazione a rischio di povertà e di estrema marginalità. Infine, la metodologia consigliata è quella di lavorare in un’ottica di sinergia e inclusione attiva. In questo senso, il progetto CAPACITyES trova un sostegno nelle politiche di mainstreaming promosse dall’UE, almeno per l’attuale periodo di programmazione.

Sintonia con i Fondi Strutturali

Alcuni degli obiettivi specifici di questo POR (Programma Operativo Regionale, POR) sono estremamente in sintonia con le scelte operative proposte dal progetto CAPACITyES. Il fondo sociale si propone, proprio nelle sue azioni specifiche, di contrastare la povertà e l’esclusione sociale puntando sulle pratiche di innovazione sociale, dando spazio ai soggetti del terzo settore, intesi come veri e propri “gestori sociali” dell’edilizia popolare. Un terzo settore che, proprio come previsto nel progetto promosso dal Comune di Bergamo, è un valido supporto degli enti pubblici attraverso una presenza continuativa sul campo, e che è in grado di promuovere i processi di inclusione sociale dei nuovi residenti, valorizzando la loro competenze personali e rafforzare i rapporti di vicinato.

La programmazione 2021-2027 è ancora in corso, ma in termini generali, valida come principio per tutte le regioni europee:

  • almeno il 25% dei finanziamenti del FSE dovrebbe essere destinato a misure che promuovono l’inclusione sociale e beneficiano i più bisognosi;
    almeno il 2% delle risorse del FSE dovrebbe essere destinato alla lotta alla deprivazione materiale;

In questo senso, il progetto CAPACITyES ha tutti gli elementi contestuali legati alle politiche comunitarie per iniziare ad aprire un dialogo a sostegno delle azioni innovative avviate attraverso questa esperienza di finanziamento UIA.

Anche il contesto nazionale, basato su programmi operativi di contrasto alla povertà: il PON Inclusione, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, cofinanziato dal Fondo Europeo Europe AID , mirano a sviluppare modelli di inclusione attiva come quelle previste dal progetto CAPACITyES.

La prospettiva

Va da sé che lo sviluppo di questo progetto è strettamente legato all’evoluzione della pandemia indotta dal COVID. L’impossibilità di dare continuità agli incontri di persona sta inevitabilmente causando alcuni cambiamenti nello svolgimento delle attività e nella loro tempistica. In questo progetto i momenti di partecipazione sono fasi fondamentali. Sono passaggi fondamentali per la sostenibilità delle scelte fatte e dei relativi progetti che verranno realizzati. Vale la pena ricordare che i laboratori con i bambini potevano svolgersi solo in estate e che, con l’inizio dell’anno scolastico, queste attività sono inevitabilmente entrate in una fase di stallo. I bambini di questo progetto non sono solo l’obiettivo di una politica locale, per quanto innovativa, che mira a rafforzare il sistema di educazione e assistenza ai minori meno fortunati.

Il ruolo attivo dei bambini

Nella concezione del progetto CAPACITyES c’è un ruolo attivo dei bambini come generatori di idee e progettisti per la trasformazione degli spazi pubblici, quegli spazi che abitano e in cui si stanno formando come persone. Un progetto che coinvolge i bambini come una generazione, tutte le scuole di Bergamo sono coinvolte. Al di là dell’approccio territoriale che focalizza le azioni su specifici quartieri, il discorso dell’investimento educativo sui bambini riguarda l’intera città in questo progetto. Questa fondamentale componente educativa del progetto, che determina gran parte della sua originalità, ha iniziato a rallentare nella fase autunnale. Le scuole in questo momento di grave crisi hanno altre priorità, faticano a garantire la continuità della didattica ordinaria in un contesto che cambia regole e comportamenti nel giro di pochi giorni. È quindi difficile coinvolgere i bambini nel progetto con continuità. Tuttavia, come evidenziato anche nel 2° articolo web, la partnership del progetto sta reagendo molto bene e ha prontamente trovato misure per portare avanti il ​​progetto. Queste misure si sono rivelate molto valide perché:

  • sono riusciti a sfruttare al meglio il lavoro che riuscivano a fare in estate con i bambini,
  • sono riusciti a dare continuità al dialogo con le famiglie attraverso un uso attento e creativo delle tecnologie a supporto della comunicazione.

Per quanto riguarda il primo punto, sono attualmente elaborati e sviluppati i disegni e le proposte già sviluppate dai bambini per la realizzazione dei murales. Come accennato nel paragrafo precedente, questi murales costituiranno “il filo di Arianna” tra i luoghi simbolo del processo rigenerativo locale: seguire i messaggi dei bambini negli spazi pubblici per identificare il loro contributo alla riqualificazione dei luoghi. Artisti professionisti stanno costruendo sulle idee e sui bozzetti proposti dai bambini e stanno definendo la pianificazione operativa per iniziare a raggiungere gli obiettivi di trasformazione urbana fissati nel progetto CAPACITYES.

Sfide aperte per il progetto Capacityes

Dialogo con le famiglie target

Una sfida aperta nel progetto CAPACITYES è mantenere le famiglie target vicine allo sviluppo del processo di co-housing. Vivere in cohousing è normalmente il risultato di una scelta operata dalle famiglie. In questo caso la scelta è operata dal MUA e le famiglie target guardano al cohousing come un’opportunità per ottenere un buon rifugio temporaneo, ma non sono del tutto consapevoli che c’è molto da condividere in questo tipo di soluzione abitativa. Si parla di famiglie povere con molteplici problematiche e privazioni, inoltre, non è da sottovalutare i diversi background culturali dei gruppi familiari coinvolti: quello che è un comportamento normale per uno specifico background culturale può essere difficilmente accettabile per un altro. Si tratta comunque di evidenziare la buona volontà di tutte le famiglie di condividere spazi comuni, e di cercare soluzioni che possano adattarsi ai diversi background culturali. Ciò è particolarmente evidente quando è legato ad attività ricreative, o alla ricerca di spazi per far giocare i bambini insieme.

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Incontro con le famiglie target (estate 2020)

Le prime sessioni di co-design partecipativo con le famiglie che si sono potute svolgere di persona hanno avuto un riscontro molto positivo. Le famiglie target sono state entusiaste dei progetti e la loro partecipazione è stata molto attiva; L’inizio della seconda ondata della pandemia ha impedito lo svolgimento di incontri di persona. Il team di progetto non si è fermato e ha subito inventato modi alternativi per colmare la mancanza di interazione fisica fino al momento in cui le attività potranno essere riprese con le famiglie target come protagoniste.

Il ripensamento dell’intervento per far fronte alla nuova emergenza sanitaria si è basato sul mantenimento di una duplice natura dell’azione (virtuale e reale), del contatto individuale con i mediatori culturali (che era sempre di persona, quindi un vero e proprio legame sia per le famiglie che per il progetto partners), è stato utile alla partnership per conoscere lo stato di avanzamento della situazione delle famiglie coinvolte nel progetto. Dall’altro, l’organizzazione di una serie di videochiamate ha aiutato le famiglie a comprendere lo stato di avanzamento del progetto in senso tecnico e burocratico, ma anche a collaborare con la partnership attraverso incontri di co-design, mantenendo così il lato creativo del Progetto. .

Il feedback delle famiglie coinvolte è molto positivo. Le famiglie sono molto soddisfatte di sapere che il progetto non si è fermato. Per alcune delle famiglie selezionate, la situazione economica è peggiorata durante questo periodo di pandemia. Fondamentale in questo senso è il lavoro dei mediatori che consentono alle famiglie di orientarsi verso associazioni che possono aiutarle in una situazione lavorativa e di vita particolarmente difficile, per far sì che la loro situazione non peggiori ulteriormente.

Il progetto e le famiglie

Riuscire a mantenere le famiglie legate al progetto CAPACITYES e anche attive e con spirito propositivo costituisce una delle sfide aperte più complesse da gestire nel progetto in questo momento. È facile comprendere come la pandemia abbia inciso negativamente su situazioni familiari già colpite da molteplici privazioni. In questo senso, la partnership del progetto sta lavorando egregiamente nel mantenere unito e impegnato nel progetto questo primo gruppo di famiglie.

Infine, in questa fase è stata posta attenzione alle attività volte a facilitare l’integrazione, al fine di ottenere un lavoro, dei familiari disoccupati, in particolare le donne. La maggior parte dei lavori richiede almeno un diploma di scuola media. L’idea alla base dell’iniziativa è quella di comprendere le qualifiche delle donne, supportarle nell’iscrizione ai corsi di formazione per ottenere il diploma di scuola media o metterle in contatto con istituzioni in grado di riconoscere i titoli conseguiti all’estero. Per le donne prive di questo livello di istruzione sono stati messi a disposizione corsi di scuola media per aiutarle a sopperire alle carenze scolastiche.

La riqualificazione e rifunzionalizzazione degli edifici

Il processo di rigenerazione indotto dal progetto CAPACITYES prevede la riqualificazione di due edifici, uno per la sperimentazione del percorso di co-housing dove potranno insediarsi le famiglie selezionate, e un altro edificio per la realizzazione dell’Hub for Kids. Entrambi gli edifici richiedono una profonda ricontestualizzazione e rifunzionalizzazione, ma hanno anche tutte le caratteristiche per svolgere con successo i loro nuovi ruoli.

Questi due edifici rappresentano l’impatto tangibile dei progetti sul tessuto cittadino. Allo stesso tempo, è da considerare tutti gli effetti collaterali indotti sul tessuto civico dall’introduzione sia di una funzione residenziale che dei nuovi servizi per i bambini nel polo. La riqualificazione e il reinserimento di questi spazi sfitti nel tessuto “produttivo” della città è un passaggio delicato che deve essere fatto tenendo conto di tutti gli attori che giocano un ruolo alla scala dei quartieri selezionati. In questo caso la sfida si struttura intorno all’apertura di un dialogo con le comunità locali per renderle protagoniste del processo trasformativo legato all’iniziativa UIA.

L'edificio da ristrutturare per ospitare l'esperienza di co-housing
L’edificio da ristrutturare per ospitare l’esperienza di co-housing

Per quanto riguarda l’immobile da adibire a servizi di co-housing, sono già pervenuti dal MUA i documenti di fattibilità tecnico-economica e si iniziano a definire gli step che porteranno alla stesura del progetto definitivo. Inoltre, sono stati organizzati incontri con i proprietari dei dintorni e con gli uffici tecnici di tutti gli edifici adiacenti, è iniziato un dialogo su cosa sarà incluso nell’edificio, come sarà gestito il design degli spazi e degli edifici e come sarà essere integrato con le esigenze del complesso in cui si trova l’edificio (gli altri edifici di questo complesso non sono attualmente adibiti a civile abitazione). Questo dialogo avviato dalla partnership di progetto ha permesso ai progettisti di iniziare a ragionare su una serie di questioni importanti, come l’ubicazione degli ingressi, i parcheggi, l’organizzazione degli spazi pubblici, la gestione del progetto (entrambi nel periodo di il finanziamento UIA e successivi). In altre parole, tutti quei dettagli, strutture e servizi che determinano il buon esito di un processo rigenerativo a scala urbana.

La cascina abbandonata che verrà ristrutturata per ospitare le funzioni di Hub for Kids
La cascina abbandonata che verrà ristrutturata per ospitare le funzioni di Hub for Kids

Per quanto riguarda l’Hub for Kids, verrà ristrutturato un casale ottocentesco. Un team di progettazione sta lavorando alla progettazione di questa struttura. Dopo un primo incontro molto limitato, i progettisti si sono resi disponibili ad incontrare anche i partner del progetto CAPACITYES più interessati al co-design della struttura, nonché gli stakeholders e gli enti dedicati ai temi dell’infanzia e dei servizi educativi . Il partenariato CAPACITYES è in attesa di una prima bozza di progetto da condividere in incontri di progettazione partecipata. I servizi da collocare nell’hub saranno suddivisi in base alle fasce di età che verranno coinvolte. In questo secondo caso, le sfide sono più legate a fornire realmente i servizi e le soluzioni giuste per i bambini (questo hub ospiterà funzioni e servizi per una fascia di età compresa tra 0 e 18 anni) e garantire un’accessibilità facile e sicura all’Hub .

Contestualizzazione a scala di quartiere

L’inserimento di nuove funzioni legate alla realizzazione sia della sperimentazione del co-housing sia della realizzazione dell’Hub for Kids impatta sui quartieri investiti dal processo di rigenerazione urbana avviato dal progetto CAPACITYES. Questo impatto si rivolge in particolare agli attuali equilibri abitativi e dei servizi presenti a scala di quartiere. Il progetto prevede una serie di incontri con le organizzazioni dei residenti locali e altre forme di associazione per discuterne con tutti quegli stakeholders che svolgono un ruolo attivo nei quartieri. Questo aspetto del progetto, attualmente, è ancora in uno stato meno sviluppato. Ciò non dipende da provvedimenti decisionali politici o gestionali, ma è dovuto al fatto che le attuali norme vigenti, determinate dallo stato di emergenza innescato dalla pandemia, non consentono l’organizzazione di incontri partecipativi su scala di quartiere .

Il contesto urbano del quartiere Borgo Palazzo in cui si colloca l'esperienza innovativa di co-housing
Il contesto urbano del quartiere Borgo Palazzo in cui si colloca l’esperienza innovativa di co-housing

Il coinvolgimento dei residenti deve essere meglio strutturato all’inizio di questo secondo anno del progetto. È importante condividere con la comunità locale le conseguenze di diversa natura (culturale, socio-economica, ambientale) indotte dalle trasformazioni prodotte dal processo di rigenerazione urbana. Dal confronto con la comunità locale, infatti, possono emergere suggerimenti con cui è possibile migliorare i progetti pianificati, ma soprattutto si possono evitare effetti NIMBY.

Il contesto urbano di Cascina Serassi dove avrà sede l'Hub for Kids
Il contesto urbano di Cascina Serassi dove avrà sede l’Hub for Kids

Condividere il progetto CAPACITYES a livello dei quartieri coinvolti è sicuramente un passaggio fondamentale per essere organizzati e ben strutturati nel prossimo mese
del progetto. A tal proposito è fondamentale utilizzare tutte le risorse disponibili, comprese le risorse online che possono essere attivate per rendere gli incontri più interattivi e raggiungere la maggioranza degli attori interessati. In ogni caso si sta attuando una soluzione di transizione, infatti, il MUA sta cercando di coinvolgere tutti quegli attori chiave a scala locale che possono avere interessi nelle azioni rigenerative e possono quindi fornire temporaneamente indicazioni su temi chiave da considerare a scala di quartiere fino a quando non sarà possibile attuare un più ampio processo di progettazione partecipata.

La matrice delle sfide

La seguente matrice riporta sinteticamente le principali sfide affrontate nel progetto CAPACITYES.

LIVELLO DI SFIDA DELLA DESCRIZIONE DEL RISCHIO

SFIDALIVELLO DEL RISCHIODESCRIZIONE
1 Leadership per la realizzazioneLOWIl Comune di Bergamo, nel suo ruolo di MUA, ha dimostrato finora di tenere saldamente in mano il progetto. La presenza di un team preparato e dedicato al progetto è garanzia di un’attenzione continua al piano di lavoro e alla sua attuazione nei modi e nei tempi previsti. Le situazioni di crisi indotte dalla pandemia hanno inoltre dimostrato la capacità del MUA di proporre soluzioni alternative e di saper resistere e rispondere a cambiamenti imprevisti.
2.Public procurementMEDIUMAlcuni compiti importanti, come quello di individuare l’impresa che si occuperà della riqualificazione dell’edificio dedicato al cohousing, sono già stati assegnati. Procedono bene anche le procedure formali per la riqualificazione dell’edificio in cui avrà luogo l’Hub for Kids. La macchina amministrativa del comune di Bergamo è ben calibrata sugli appalti pubblici, in questo momento non ci sono evidenti problemi nella gestione di questi aspetti amministrativi.
3.Integrated cross-departmental workingMEDIUMMolte riunioni che potrebbero rafforzare il lavoro di integrazione orizzontale sono state rinviate o si sono svolte online a causa delle restrizioni indotte dalla pandemia. Nonostante questi impedimenti, c’è un buon dialogo tra i diversi settori coinvolti nel progetto. Buon dialogo tra il management, i direttori tecnici incaricati della riprogettazione delle strutture ei partner che dialogano con i gruppi target. Buono anche l’atteggiamento dell’impresa edile che dovrà eseguire i lavori di ristrutturazione fisica.
4.Adozione di un approccio partecipativoMEDIUMC’è una forte volontà da parte del partenariato di progetto di mantenere alto il livello di partecipazione utilizzando tutti i mezzi offerti dalla tecnologia per superare l’impossibilità di incontri di persona, ma alcuni aspetti dei processi partecipativi stanno subendo il contraccolpo legato all’impatto delle restrizioni imposte dalla pandemia. In particolare, l’aspetto legato al rapporto tra i nuovi progetti realizzati e l’impatto sugli abitanti dei quartieri che riceveranno nuove funzioni e un cambiamento nel tessuto civico e cittadino. Su questo punto ci sono ancora critiche irrisolte.
5. Monitoraggio e valutazioneLOWIl progetto CAPACITYES è molto attento al percorso di monitoraggio delle azioni in corso. Le tabelle di monitoraggio del secondo periodo da parte del MUA sono state completate e inviate agli esperti per essere rielaborate in un documento integrato che aiuterà la compilazione del primo rapporto. Questo aspetto del progetto è ben organizzato e non presenta al momento criticità.
6. Financial SustainabilityLOWIl contesto territoriale, politico e anche politico è al momento molto favorevole alle iniziative portate avanti dal progetto CAPACITYES. È realistico pensare in questo momento che il progetto possa aprire molti percorsi di sviluppo che possono intercettare sia fondi locali aggiuntivi sia quelli legati alle politiche di mainstreaming dell’UE (fondi strutturali legati alle politiche di coesione dell’UE). Il progetto può costruire molto sulle esperienze in fase di sperimentazione grazie ai finanziamenti UIA e diventare un punto di riferimento sia a livello locale (regionale e nazionale), ma anche a livello europeo.
7. Comunicazione con i target beneficiariMEDIUMIl dialogo con i beneficiari target è stato condotto con tutti i mezzi possibili. Durante l’estate sono stati realizzati laboratori di sicurezza dal vivo sia con le famiglie target inserite nel programma di cohousing, sia con i bambini coinvolti nel processo partecipativo per la rigenerazione dei quartieri e la creazione dell’Hub for Kids. Vale la pena evidenziare la capacità del MUA di cambiare strategia per rimanere in contatto con i beneficiari ogni volta che si sono affrontate nuove restrizioni imposte dalla pandemia. Ottimo uso della tecnologia per sopperire al non potersi incontrare di persona, ma anche grande aiuto offerto dai mediatori culturali.
8. UpscalingMEDIUMLe azioni focus del PROGETTO CAPACITYES hanno un notevole potenziale di replica. Sono in corso attività di implementazione e comunicazione come il dialogo con i livelli di governance sovrapposti. Le attività di rigenerazione basate su sperimentazioni di co-housing e feedback dei bambini sulla pianificazione partecipata hanno un grande potenziale per radicare a livello locale progetti di successo a scala di quartiere. È troppo presto per identificare l’insieme delle caratteristiche di questa sfida nella fase attuale del progetto CAPACITYES. Dipenderà dalla capacità di sviluppare più in profondità il processo di progettazione partecipata sia in termini di governance orizzontale che verticale.

Conclusioni

Il primo anno del progetto ha evidenziato il forte impegno del MUA e del resto della partnership verso le azioni innovative promosse dal progetto CAPACITyES.

È un progetto che fin dall’inizio ha messo in evidenza la sua caratteristica di design resiliente. Il team di gestione sta affrontando bene le restrizioni dovute all’attuale situazione sanitaria. A tal proposito è notevole la dimostrata capacità di volere e saper utilizzare tutte le risorse disponibili, comprese le risorse online. Il progetto ha lavorato per rendere molto interattivi gli incontri con i beneficiari target (famiglie in difficoltà economica alla ricerca di una prima casa sociale e bambini in processi di co-progettazione e co-creazione). Diversi segnali positivi hanno finora caratterizzato l’andamento di questo progetto:

Il dialogo con le famiglie target è stato ben strutturato fin dall’inizio, è importante mantenere la continuità, mantenere vivo il dialogo fino al momento in cui i laboratori e gli incontri di persona possono essere ripresi.
La comunicazione delle azioni intraprese è stata sempre puntuale e ben calibrata.
Buoni progressi in generale su tutti i WP di attuazione.
È fondamentale che venga mantenuto questo atteggiamento partecipativo, che sta strutturando un progetto costruito attorno a diversi attori territoriali. Questi stakeholders devono continuare ad essere inclusi, nonostante tutte le difficoltà incontrate, ed evitare che il progetto si perda in aspetti strettamente tecnici o burocratici.

Buoni risultati ottenuti anche attraverso il lavoro sulle installazioni artistiche, in questo senso è davvero eccellente la capitalizzazione fatta sul lavoro svolto con i bambini in prima persona in estate.

In questo secondo anno, il progetto CAPACITyES dovrà cercare soprattutto di raggiungere quegli attori locali che sono stati meno coinvolti e puntare a reinserire con determinazione tutti quegli aspetti di progettazione e creazione che coinvolgono i bambini, in quanto determinano in gran parte gli aspetti innovativi insiti nelle questa azione innovativa.

Comunicazione e canali social

Segui in tempo reale le trasformazioni del progetto sul sito dedicato (https://www.capacityes.it/) e sui seguenti canali social:

FACEBOOK: https://www.facebook.com/capacityesbergamo/

TWITTER: https://twitter.com/CapacityesBG

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/capacityesbergamo/?hl=en

Link all’articolo integrale QUI

Articolo a cura di Pietro Elisei (UIA EXPERT)