Cosa intendiamo per linguaggio inclusivo? E’ sufficiente declinare le parole al maschile o al femminile per avere un linguaggio inclusvo? O è necessario adottare un linguaggio neutro utilizzando schwa o asterischi? Quanto le parole ci aiutano a descrivere e costruire il mondo che ci circonda? Dove ci può portare la riflessione sul linguaggio inclusivo?
Queste sono alcune delle domande a cui proveremo a dare risposta riflettendo su come si possa passare da un linguaggio inclusivo ad un ambiente inclusivo.
Le parole modellano il mondo
Il linguaggio non è solo uno strumento di comunicazione. Con le parole descriviamo ciò che ci circonda, raccontiamo ciò percepiamo con i sensi e rielaboriamo a livello celebrale costruendo, in questo modo, la realtà, modellata a partire dalla nostra percezione del mondo e dal nostro sistema valoriale e culturale.
Le parole ci aiutano a raccontare di noi: chi siamo, quali sono le nostre emozioni, quale ruolo abbiamo all’interno di un gruppo… Sono un collaboratore o un coordinatore? Nel primo caso ci presentiamo come parte di un’organizzazione complessa, dove il nostro ruolo è di “spalla” del responsabile, mentre nel secondo ci stiamo assumendo delle responsabilità; ovviamente il nostro modo di presentarci deve essere coerente con il nostro ruolo effettivo nell’organizzazione (ma in qualsiasi caso stiamo raccontando qualcosa di noi).
Le parole possono essere utilizzate, anche, per descrivere ciò che “è diverso da noi”. Questa diversità parte da un semplice dato di fatto per cui ognuno di noi è unico o nasconde una contrapposizione tra “noi e loro”, tra buoni e cattivi? Il dialogo ed il confronto con la persona diversa da noi è una fonte di arricchimento o è qualcosa da cui fuggire per restare all’interno della nostra zona di confort?
Con questi semplici esempi abbiamo dimostrato come la scelta, a volte inconsapevole, delle parole costruisce e modella il nostro mondo e le nostre relazioni all’interno del nostro contesto di vita.
– I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo- Ludwig Wittgenstein
Sono solo parole?
Si sente spesso parlare di linguaggio inclusivo in particolare all’interno dei contesti sociali e aziendali in riferimento all’uso di termini e frasi che non escludano o discriminino nessuno, ma al contrario promuovano uguaglianza e rispetto.
Le tante linee guida disponibili in rete, propongono diversi elementi per avvicinarsi al tema del linguaggio inclusivo:
- L’università di Pisa nelle “Linee guida per un linguaggio inclusivo” partendo un’attenta riflessione sulla “non neutralità della lingua”, propone valide alternative per ragguiungere la parità fra i sessi portando alla luce l’eliminazione delle differenze di genere nel linguaggio.
- Il CNR nelle “Linee guida per il linguaggio inclusivo”, oltre all’elemento linguistico, pone l’attenzione anche sull’uso delle immagini che possono veicolare i messaggi in modo più immediato ed efficace rispetto al testo scritto.
- Le Linee guida per un linguaggio inclusivo della Cima Research Foundation suggeriscono di riflettere anche sull’aspetto legato all’accessibilità delle risorse (documenti, immagini…) nei confronti delle persone con disabilità visive e disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).
Ampliare la nostra visione sul tema dell’inclusività significa, allora, prestare attenzione alle parole, alle immagini ed agli strumenti tecnologici che utilizziamo per favorire termini e pratiche che rispettino e valorizzino le persone nella loro unicità/ diversità di genere, età, etnia, disabilità, orientamento religioso, politico, sessuale.
“Non ci sono più i giovani di una volta…” Vero, i giovani di oggi costruiscono relazioni in modo interconnesso tra realtà e virtuale, mentre- fino a qualche decennio fa- le relazioni erano costruite faccia a faccia. Essere diversi “dai giovani di una volta” è, allora, una colpa dei giovani o è la realtà che chiede loro di essere diversi? E, nel contesto attuale, quanto i “diversamente giovani” sono stati capaci di preparare i giovani ad affrontare le sfide legate, ad esempio, alla distinzione tra finzione e realtà?
-Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali- Costituzione italiana, art. 3
Perché adottare un approccio inclusivo?
All’interno di un gruppo o di un ambiente di lavoro, costruire un approccio inclusivo significa promuovere il rispetto e migliorare la soddisfazione di tutte le persone che ne fanno parte. In ottica aziendale, questo approccio permette di attrarre talenti diversi tra loro, favorisce la creatività e l’innovazione attraverso il confronto reciproco.
Per raggiungere questi obiettivi, è necessario andare oltre la semplice accoglienza. Bisogna intraprendere un percorso di ascolto attivo e condivisione di valori e cultura, dove i punti di vista e le esigenze di ciascuno siano attentamente considerati e analizzati dal gruppo.
L’acquisto di una scrivania da ufficio, affrontato in modo inclusivo, porta a riflettere su chi saranno gli utilizzatori finali e sulle loro esigenze. Saranno videoterminalisti con problemi di schiena che vorrebbero alternare la posizione seduta a quella in piedi? O persone con la necessità di abbassare il piano della scrivania? O ancora persone con ridotta mobilità che hanno bisogno di non avere ostacoli sotto il tavolo?
Questo esempio ci porta a comprendere come l’adozione di un approccio inclusivo possa diventare un’occasione per migliorare l’ambiente di lavoro e rafforzare il senso di appartenenza e inclusione tra i dipendenti… non è quello che richiede il d.lgs. 81/2008 quando definisce la salute come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”?
-La ricchezza e la diversità delle forme di vita sono valori in sè e contribuiscono alla prosperità della vita umana e non umana sulla Terra- Arne Naess
In conclusione
La citazione tratta da “Ecosofia” del filosofo norvegese Arne Næss ci invita a rifletttere su come sia in campo ecologico sia in quello sociale la diversità sia un valore da tutelare e preservare.
La tutela della biodiversità e la consapevolezza che siamo interconnessioni con le altre forme viventi sulla Terra, può – e deve- trovare applicazione anche nelle relazioni sociali in relazione alle diversità individuali, linguistiche e culturali di cui ognuno di noi è portatore. La nostra unicità chiede di essere rispettata e al tempo stesso inclusa all’interno del nostro tessuto relazione per diventare fonte di arricchimento reciproco con gli altri.
La riflessione su un approccio inclusivo supera l’aspetto linguistico e diventa un tema sociale, ci costringe a pensare che, partendo dalle parole che utilizziamo quotidianamente, possiamo arricchire o impoverire il nostro percorso di crescita e sviluppo. Adottare un linguaggio inclusivo è il primo passo per un approccio inclusivo che ci può guidare nella costruzione di gruppi (sociali o aziendali) più consapevoli, equi e rispettosi di qualsiasi diversità.
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