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Difficoltà reperimento. Grembiule su un banco vuoto in un laboratorio di panificazione.

Difficoltà di reperimento: quando serve davvero un corso?

La difficoltà di reperimento indica che un’impresa prevede ostacoli nel trovare una figura professionale. Per un ente che sta decidendo se aprire un corso, la domanda decisiva è quale ostacolo incontri: arrivano poche candidature oppure chi si presenta fatica a svolgere un compito essenziale? Anche quando la posizione cercata è la stessa, le due risposte portano a investire tempo e risorse in modi diversi.

Come leggere il 43,6% di ottobre

Il Ministero del Lavoro, nella nota del 19 ottobre 2026, riporta oltre 539 mila entrate programmate nel mese. La difficoltà di reperimento riguarda il 43,6% delle entrate programmate. Il denominatore è il totale degli ingressi previsti: non sono il 43,6% delle aziende, né il 43,6% dei candidati. E non sono posti di cui si sia già constatata la mancata copertura.

La mancanza di candidati pesa per il 25,6% e la preparazione giudicata inadeguata per il 13,6%, sempre sul totale delle entrate. Le due cause principali non esauriscono il 43,6%: ricondurre tutta la differenza a un deficit formativo gonfierebbe la domanda potenziale di corsi. Anche la seconda percentuale va interpretata con cautela. Descrive la valutazione delle imprese rispetto ai propri requisiti; non deriva da una prova di competenza somministrata ai lavoratori.

Chieti e Pescara: due province, due domande da fare

La Camera di commercio di Chieti Pescara permette di leggere il fenomeno al livello in cui un ente decide davvero la propria offerta. A ottobre la difficoltà complessiva riguarda il 46,9% delle entrate previste a Chieti e il 47,6% a Pescara. La difficoltà nel trovare personale appare quindi simile. Guardando soltanto le percentuali complessive, si potrebbe essere tentati di replicare lo stesso intervento nelle due province.

A Chieti la scarsità di candidati pesa per il 30,9% delle entrate, la preparazione inadeguata per il 13%. A Pescara l’ordine si inverte: 22,1% e 23,6%. Lo scarto pescarese è piccolo: sarebbe improprio descrivere due territori come opposti o attribuire questi valori a ogni singolo mestiere. Il confronto suggerisce quali domande porre alle aziende, non quale corso vendere loro.

A Chieti partirei da quante persone arrivano effettivamente a un colloquio? A Pescara aggiungerei subito: tra chi si presenta, qual è il compito su cui avete osservato una difficoltà? In entrambi i casi chiederei la professione precisa, il periodo e il numero di ricerche considerate. Un dato provinciale comprende mestieri e condizioni di lavoro diversi: da solo non dice perché un singolo laboratorio non trovi personale.

La scheda DdF: tre riscontri prima di finanziare un percorso

La proposta di Diario della Formazione è raccogliere tre informazioni dalle imprese che segnalano la difficoltà di reperimento. Si può partire da una selezione recente, anche conclusa con successo: interessa capire che cosa l’ha resa difficile. Annotare il ruolo, la sede e il periodo aiuta a confrontare casi omogenei. Per questa prima verifica bastano informazioni aggregate, senza nominativi o curriculum.

1. Individuare il momento in cui si perdono le candidature

Chiedere quante candidature sono arrivate, quante persone sono state invitate, quante hanno partecipato e quante hanno ricevuto un’offerta. Se quasi nessuno si candida, approfondire come viene descritto il ruolo, dove circola l’annuncio e quali orari o spostamenti richiede. Se le rinunce arrivano dopo l’offerta, chiedere quali motivi siano stati riferiti. Quando non sono noti, registrare «motivo non noto»: attribuirli a scarsa motivazione impedirebbe di vedere altri ostacoli.

2. Tradurre il requisito in un compito osservabile

«Cerchiamo persone più preparate» non basta a costruire un programma. Chiedere all’impresa un esempio: che cosa dovrebbe saper fare la persona all’ingresso, con quali strumenti e con quanto aiuto? Distinguere ciò che è indispensabile dal primo giorno da ciò che normalmente si impara durante l’inserimento. L’Atlante del Lavoro nella progettazione dei corsi aiuta a descrivere attività e risultati attesi una volta individuato il profilo. La verifica resta a carico di chi conosce il lavoro nella specifica azienda.

3. Concordare che cosa cambierà dopo l’intervento

Se emerge un compito allenabile e più imprese lo riconoscono, progettare una prova iniziale breve, un’attività pratica e una prova finale su un caso diverso. Se emerge invece un problema di accesso, sperimentare una modifica all’annuncio, ai canali o alle condizioni di ingresso e osservare le candidature successive. Il metodo di analisi dei bisogni formativi è utile proprio qui: identifica la distanza fra la prestazione attesa e quella osservata prima che qualcuno la traduca in ore d’aula.

Un esempio: due laboratori cercano la stessa figura

Immaginiamo due laboratori di panificazione. È un caso illustrativo, non una rilevazione Excelsior. Il primo riceve poche candidature; alcune persone rinunciano quando scoprono l’orario di ingresso. Un corso sulla preparazione degli impasti non anticipa il primo autobus. Rendere esplicito il turno nell’annuncio e verificare con i candidati la raggiungibilità della sede può chiarire se il problema sia organizzativo. Se il turno non può cambiare, l’orientatore ha comunque un’informazione essenziale da dare prima del colloquio.

Il secondo laboratorio incontra diversi candidati. Durante una prova supervisionata osserva che sanno seguire una ricetta, ma non riconoscono quando la consistenza dell’impasto richiede una verifica prima di passare alla fase successiva. Qui il tutor può mostrare due lavorazioni, esplicitare gli indizi che usa e far esercitare la persona con impasti diversi. La prova conclusiva dovrà osservare se riconosce l’anomalia e sa quando chiedere un controllo. Un colloquio successivo con l’impresa servirà a capire se quella capacità viene utilizzata nelle condizioni reali di lavoro.

La difficoltà nel trovare personale assume così due forme. In entrambi i laboratori si potrebbe dire «manca personale». Soltanto nel secondo abbiamo descritto una capacità sulla quale intervenire. La decisione utile per l’ente è scrivere, prima del preventivo, quale ostacolo ha verificato, chi può modificarlo e da che cosa capirà se l’intervento ha funzionato.

Fonti verificate il 2 novembre 2026. I dati si riferiscono alle previsioni Excelsior di ottobre 2026. La scheda e il caso dei laboratori sono elaborazioni editoriali DdF.

Domande frequenti

Il dato Excelsior conta i posti rimasti vacanti?

No. La difficoltà di reperimento è dichiarata dalle imprese in relazione alle entrate previste. Per sapere quanti posti siano stati coperti occorrono informazioni successive sulle selezioni.

Il 13,6% indica quanti candidati non superano una prova?

No. La percentuale riguarda il totale delle entrate programmate per ottobre e indica quelle per cui le aziende segnalano una preparazione inadeguata. Non misura il rendimento delle persone esaminate.

Quale dato territoriale conviene consultare?

Il dato riferito al bacino delle imprese interessate, verificando mese, professione, numero di entrate e motivo segnalato. Se il dettaglio manca, il valore regionale orienta le domande ma non sostituisce quello locale.

Quando ha senso aprire un corso?

Quando emerge un compito comune che le persone devono imparare, c’è un pubblico che può frequentare e le imprese possono descrivere come verificheranno il risultato. Se il problema è un turno irraggiungibile, il primo intervento riguarda l’organizzazione.

A cura della redazione di Diario della Formazione