Gli ecosistemi territoriali delle competenze riuniscono imprese, enti formativi, servizi per il lavoro, parti sociali, istituzioni e centri di ricerca per anticipare i fabbisogni professionali e organizzare percorsi di riqualificazione più vicini alle persone e alle economie locali.
Il 15 luglio 2026 lo European Skills High-Level Board ha proposto di rafforzare questo modello attraverso gli SPARKs, Skills Partnerships for Adult Reskilling. Non si tratta ancora di un nuovo programma di finanziamento o di un bando europeo, ma di un indirizzo strategico destinato a influenzare le future politiche europee sulle competenze.
La novità non consiste nel creare l’ennesima rete, ma nel rendere stabile e verificabile la collaborazione tra chi rileva i cambiamenti del lavoro, chi progetta la formazione e chi accompagna gli adulti.
Che cosa sono gli ecosistemi territoriali delle competenze
Un ecosistema territoriale delle competenze è una collaborazione strutturata tra organizzazioni che producono, utilizzano e riconoscono competenze in uno specifico territorio o settore economico.
La definizione comprende diversi soggetti:
- imprese e associazioni datoriali;
- enti di istruzione e formazione;
- docenti, formatori e tutor;
- organizzazioni sindacali;
- servizi pubblici e privati per il lavoro;
- amministrazioni regionali e locali;
- università e centri di ricerca;
- servizi di sostegno alle imprese.
Nelle conclusioni presentate il 15 luglio 2026, lo European Skills High-Level Board definisce gli SPARKs come partenariati regionali e settoriali ad alto impatto, capaci di accelerare l’aggiornamento e la riqualificazione degli adulti nei luoghi in cui emergono le opportunità di lavoro.
SPARKs è l’acronimo di Skills Partnerships for Adult Reskilling, cioè partenariati per la riqualificazione professionale degli adulti.
Perché l’Europa propone gli SPARKs
La proposta nasce dalla difficoltà di far coincidere i tempi della formazione con quelli della trasformazione produttiva.
Un’impresa può introdurre una nuova tecnologia in pochi mesi. La revisione di un percorso formativo, la sua approvazione e il reperimento delle risorse necessarie possono invece richiedere tempi molto più lunghi. Nel frattempo, i lavoratori rischiano di non possedere le nuove competenze richieste e le imprese di non trovare profili adeguati.
Secondo la Commissione europea, le carenze di competenze interessano ormai quasi tutti i settori e limitano produttività, innovazione e crescita. Il cambiamento tecnologico, l’invecchiamento della popolazione e le transizioni digitale e ambientale aumentano ulteriormente la pressione sui sistemi formativi.
L’Union of Skills indica inoltre oltre 150 miliardi di euro di investimenti europei stimati nel periodo 2021-2027 per istruzione e competenze, considerando strumenti quali PNRR, Fondo sociale europeo Plus, Erasmus+, Fondo europeo di sviluppo regionale, Just Transition Fund e InvestEU.
La disponibilità di risorse, tuttavia, non garantisce da sola che la formazione raggiunga le persone giuste, nel momento giusto e con contenuti realmente utilizzabili.
SPARKs e Pact for Skills: qual è la differenza
Gli SPARKs non partono da zero. L’Europa promuove già collaborazioni tra imprese, organizzazioni formative e parti sociali attraverso il Pact for Skills, approfondito anche nell’articolo di Diario della Formazione dedicato al Patto europeo per le competenze.
Il Pact for Skills sostiene grandi partenariati e impegni condivisi per l’aggiornamento professionale. Gli SPARKs ne sviluppano soprattutto la dimensione regionale, operativa e collegata ai fabbisogni locali.
Una rete tradizionale può limitarsi allo scambio di informazioni o alla partecipazione congiunta a singoli progetti. Un ecosistema ad alto impatto dovrebbe invece possedere:
- una governance riconoscibile;
- dati condivisi sui fabbisogni professionali;
- procedure rapide di progettazione;
- risorse pubbliche e private coordinate;
- percorsi accessibili agli adulti;
- indicatori per misurare risultati formativi e occupazionali.
La differenza decisiva riguarda quindi il livello di responsabilità. Non basta dichiarare una collaborazione: occorre dimostrare che la collaborazione produce percorsi, partecipazione e competenze utilizzabili.
Come dovrebbe funzionare uno SPARK
Individuare i fabbisogni prima che diventino emergenze
Le imprese devono poter segnalare trasformazioni tecnologiche, nuove mansioni e competenze difficili da reperire. Queste informazioni devono essere confrontate con dati sulle assunzioni, previsioni settoriali, profili professionali e caratteristiche della popolazione locale.
L’obiettivo non è progettare corsi sulla base di una singola richiesta aziendale, ma distinguere tra esigenze contingenti e trasformazioni destinate a coinvolgere un intero settore.
Progettare insieme risultati verificabili
Enti formativi e imprese possono descrivere le attività lavorative da apprendere, mentre formatori e specialisti della valutazione le traducono in risultati di apprendimento, contenuti e prove.
L’articolo sulla selezione basata sulle competenze ha mostrato quanto sia importante rendere osservabile ciò che una persona sa fare. Lo stesso principio vale per la progettazione formativa: un corso non dovrebbe limitarsi a elencare gli argomenti trattati.
Rendere la formazione realmente accessibile
Un percorso può rispondere perfettamente alle esigenze del mercato e rimanere comunque inutilizzato se richiede orari incompatibili con il lavoro, spostamenti eccessivi o procedure di accesso difficili da comprendere.
Gli SPARKs dovrebbero quindi coordinare formazione, orientamento, sostegni economici, servizi per il lavoro e organizzazione aziendale. Il problema è particolarmente rilevante per lavoratori maturi, persone con qualifiche basse, occupati nelle piccole imprese e adulti con responsabilità familiari.
Diario della Formazione ha già analizzato le disuguaglianze che condizionano l’accesso alla formazione continua: tempo, costi e rigidità organizzative possono impedire la partecipazione anche quando il corso è gratuito.
Certificare ciò che è stato appreso
La Commissione indica tra le priorità degli SPARKs un uso più ampio delle micro-credenziali. Queste possono rendere riconoscibili apprendimenti brevi e specifici, ma devono essere sostenute da risultati chiari, valutazioni credibili e garanzia della qualità.
Le micro-credenziali nella formazione non dovrebbero essere considerate semplici attestati digitali. All’interno di un ecosistema territoriale possono documentare competenze progressive e rendere più leggibili i percorsi di riqualificazione.
Un esempio applicabile alla formazione professionale
Immaginiamo un territorio caratterizzato da imprese meccaniche che stanno introducendo sensori, manutenzione predittiva e sistemi automatizzati.
Le aziende segnalano difficoltà nel reperire tecnici capaci di interpretare i dati degli impianti. Gli enti formativi possiedono laboratori adeguati, ma i programmi disponibili non includono ancora tutte le nuove attività. I servizi per il lavoro conoscono persone con esperienza meccanica che potrebbero essere riqualificate.
Uno SPARK potrebbe:
- analizzare le competenze richieste dalle imprese;
- individuare lavoratori e persone in transizione con competenze di partenza compatibili;
- progettare moduli brevi di diagnostica, sensoristica e sicurezza;
- organizzare attività nei laboratori e nelle aziende;
- valutare i partecipanti attraverso prove pratiche;
- documentare i risultati raggiunti;
- accompagnare l’inserimento o la progressione professionale;
- verificare dopo alcuni mesi l’utilizzo effettivo delle competenze.
Il risultato non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso il numero di iscritti o le ore erogate. Servono dati sul completamento, sulle competenze acquisite, sull’inserimento lavorativo, sulla mobilità interna e sulla capacità delle imprese di coprire i ruoli necessari.
Che cosa cambia per gli enti di formazione
Per gli enti formativi, lavorare all’interno di un ecosistema richiede una funzione più ampia rispetto all’erogazione dei corsi.
Significa partecipare all’analisi dei fabbisogni, aggiornare rapidamente i programmi, riconoscere competenze già possedute, costruire prove autentiche e mantenere un rapporto continuativo con imprese e servizi territoriali.
Cinque azioni possono preparare un ente a questo scenario:
- mappare le relazioni esistenti, distinguendo collaborazioni occasionali e accordi continuativi;
- raccogliere informazioni periodiche sui cambiamenti delle professioni;
- progettare moduli combinabili senza frammentare eccessivamente l’apprendimento;
- condividere criteri e strumenti di valutazione;
- misurare gli esiti a distanza, non soltanto le presenze.
La capacità di adattarsi velocemente non deve ridurre la qualità della formazione: dovrebbe aumentare la precisione con cui vengono individuati obiettivi, destinatari e risultati.
I rischi da evitare
Gli ecosistemi territoriali delle competenze non sono automaticamente efficaci.
Il primo rischio è creare strutture complesse concentrate su riunioni, protocolli e comunicazione istituzionale, senza modificare l’offerta formativa. Il secondo è affidare alle sole imprese la definizione dei contenuti, privilegiando esigenze immediate e trascurando autonomia, cultura generale e possibilità di crescita futura.
Esiste poi il rischio di coinvolgere soprattutto organizzazioni grandi e già attrezzate, lasciando ai margini piccole imprese, lavoratori vulnerabili e territori periferici.
Un ecosistema credibile deve quindi garantire:
- rappresentanza equilibrata;
- decisioni trasparenti;
- accessibilità della formazione;
- qualità didattica;
- continuità delle risorse;
- valutazione indipendente dei risultati.
Gli SPARKs sono già finanziabili?
Al 29 luglio 2026, gli SPARKs rappresentano una proposta formulata dallo European Skills High-Level Board. Non sono ancora un programma autonomo né un bando al quale presentare direttamente una candidatura.
Le conclusioni contribuiranno ai futuri sviluppi dell’Union of Skills, al Semestre europeo e alle raccomandazioni in materia di capitale umano. Incentivi, modalità di finanziamento e regole operative dovranno essere definiti attraverso successivi provvedimenti europei e nazionali.
Per enti, imprese e amministrazioni è comunque utile iniziare a verificare la qualità delle collaborazioni già attive. Molti territori possiedono già gli attori necessari: ciò che spesso manca è un metodo condiviso per trasformare informazioni e relazioni in percorsi misurabili.
FAQ sugli ecosistemi territoriali delle competenze
Che cosa sono gli SPARKs?
Gli SPARKs sono partenariati regionali o settoriali proposti dallo European Skills High-Level Board per accelerare l’aggiornamento e la riqualificazione degli adulti attraverso la collaborazione tra imprese, formazione, parti sociali e istituzioni.
Gli SPARKs sono un nuovo finanziamento europeo?
No. Al 29 luglio 2026 non costituiscono un bando o un programma autonomo. Sono una proposta strategica destinata a orientare futuri interventi europei e nazionali sulle competenze.
Chi può partecipare a un ecosistema delle competenze?
Imprese, enti formativi, scuole, università, servizi per il lavoro, parti sociali, amministrazioni locali, centri di ricerca e organizzazioni di sostegno alle imprese.
Come si misura l’efficacia di uno SPARK?
Attraverso indicatori su partecipazione, completamento, competenze acquisite, inserimenti lavorativi, progressioni professionali, riduzione dei profili difficili da reperire e accesso alla formazione dei gruppi meno coinvolti.












