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Formazione duale nella IeFP. Allievo e formatore durante un’attività pratica in laboratorio.

Formazione duale nella IeFP: risultati e sfide

La formazione duale nella IeFP combina attività svolte nell’istituzione formativa con apprendimento pratico in imprese e organizzazioni. In Italia è diventata una componente centrale dell’Istruzione e Formazione Professionale: nell’anno formativo 2023-2024 ha coinvolto 130.161 iscritti, pari al 67,8% del sistema osservato dall’INAPP.

La crescita, però, non basta a dimostrarne la qualità. Per capire se il duale funziona occorre verificare che l’esperienza in contesto lavorativo produca competenze valutabili, completamento dei percorsi, occupazione coerente e opportunità comparabili tra territori.

In breve

  • Che cos’è: una modalità formativa che alterna attività presso l’istituzione formativa ed esperienze pratiche in contesti lavorativi, attraverso formule differenti.
  • Perché è rilevante adesso: gli iscritti ai percorsi IeFP in modalità duale sono cresciuti del 20% in un anno, sostenuti anche dalle risorse del PNRR.
  • Che cosa cambia: enti e imprese devono passare dal conteggio di partecipanti e ore a una valutazione congiunta di apprendimenti, inclusione, esiti occupazionali e qualità del lavoro.

Che cos’è la formazione duale nella IeFP

Il Ministero del Lavoro definisce il duale come un modello basato sull’alternanza tra momenti formativi in aula, presso un’istituzione formativa, e formazione pratica presso un’impresa o un’organizzazione.

Le Linee guida adottate con il Decreto ministeriale 139 del 2 agosto 2022 distinguono tre modalità:

  • alternanza simulata, realizzata in un ambiente esperienziale presso l’istituzione formativa, mediante impresa simulata, compiti di realtà, visite e laboratori;
  • alternanza rafforzata, con apprendimento svolto direttamente in impresa o in un’impresa formativa;
  • apprendistato duale, nel quale la persona è assunta con un contratto di apprendistato finalizzato a conseguire una qualifica, un diploma o un altro titolo previsto.

Il duale, quindi, non coincide sempre con un contratto di lavoro. L’apprendistato di primo livello è una delle modalità disponibili ed è disciplinato dall’articolo 43 del decreto legislativo 81/2015. Alternanza simulata e rafforzata hanno invece una diversa configurazione didattica e giuridica.

La caratteristica decisiva non è semplicemente stare in azienda, ma apprendere attraverso attività di lavoro intenzionalmente progettate.

I dati INAPP: cresce il duale, non l’intero sistema

Il XXIII Rapporto di monitoraggio INAPP, riferito all’anno formativo 2023-2024, registra 210.014 iscritti ai percorsi triennali e quadriennali IeFP, quasi gli stessi dell’anno precedente, quando erano 210.440.

All’interno di un sistema stabile, la componente duale cresce nettamente:

  • 130.161 iscritti, il 20% in più rispetto all’anno precedente;
  • incidenza sul totale salita dal 56,5% al 67,8%;
  • 48.307 qualificati, in aumento dell’8,3%;
  • 16.705 diplomati, in aumento del 31,4%.

Nei Centri di formazione professionale consegue la qualifica l’85% degli iscritti al terzo anno e il diploma l’83% degli iscritti al quarto. Negli Istituti professionali di Stato le quote indicate dall’INAPP scendono rispettivamente al 73% e al 76%.

Occorre evitare di sommare numeri riferiti a periodi diversi. I 130.161 indicano gli iscritti al duale nell’anno formativo 2023-2024. I 189.000 giovani formati, comunicati dal Ministero del Lavoro nell’aprile 2026, rappresentano invece un risultato cumulativo collegato all’investimento PNRR, confrontato con un obiettivo iniziale di 90.000 persone.

Successo formativo e occupazione: che cosa sappiamo

Una successiva presentazione INAPP sugli esiti della IeFP indica tassi di successo superiori all’81% per qualificati e diplomati e un tasso di occupazione del 65,1% tra i diplomati coinvolti nell’indagine, con una prevalenza di contratti a tempo indeterminato.

Sono segnali rilevanti, ma non autorizzano tre conclusioni automatiche:

  1. che ogni percorso duale produca gli stessi risultati;
  2. che l’occupazione sia causata soltanto dalla modalità duale;
  3. che qualsiasi inserimento sia coerente con la qualifica conseguita.

Per valutare l’efficacia servono confronti per territorio, profilo, caratteristiche degli allievi e tipo di esperienza in azienda. Servono inoltre informazioni su coerenza tra lavoro e qualifica, stabilità, orario e permanenza nell’occupazione.

Il mismatch resta il problema più evidente

Il sistema produce circa 65.000 qualifiche e diplomi l’anno, ma l’INAPP stima che nel 2024 queste uscite abbiano coperto soltanto il 38,6% della domanda di lavoro espressa dalle imprese, rispetto al 34,3% del 2023.

La copertura varia molto tra settori: appena l’1,8% nella logistica e il 2,5% nell’edilizia; tra il 18% e il 22% nei servizi di vendita, nella meccanica e nel tessile-abbigliamento. Sale al 51% nella ristorazione e al 75% nella riparazione dei veicoli.

Questi dati non significano che l’offerta debba inseguire meccanicamente ogni posto vacante. Segnalano però la necessità di leggere meglio i fabbisogni e spiegare a giovani e famiglie le opportunità dei diversi profili. Gli ecosistemi territoriali delle competenze possono rendere più continuativo il confronto tra enti, imprese, servizi per il lavoro e amministrazioni.

I divari territoriali non sono ancora superati

Oltre il 60% dei qualificati è concentrato in quattro regioni settentrionali: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. La sola Lombardia raccoglie il 45,5% dei diplomati; aggiungendo la Sicilia si arriva al 60,2%.

Il Ministero segnala una forte accelerazione nel Mezzogiorno durante l’attuazione del PNRR. In Campania, per esempio, gli iscritti al duale sono passati da 734 nel 2020-2021 a 4.315 nel 2024-2025 e il tasso di successo dichiarato è salito dal 42% al 75%.

La crescita meridionale è positiva, ma ridurre un divario significa rendere l’offerta stabile, accessibile e qualitativamente comparabile anche dopo la fase straordinaria degli investimenti.

Quando l’esperienza in impresa diventa apprendimento

Le ore in azienda hanno valore formativo se quattro elementi sono espliciti:

  • le attività sono collegate a risultati di apprendimento;
  • il tutor aziendale conosce obiettivi, livello iniziale e criteri di osservazione;
  • l’allievo riceve occasioni progressive di esercizio e feedback;
  • l’ente verifica ciò che è stato appreso con prove pertinenti.

La progettazione dovrebbe partire da attività reali, senza ridurre il percorso alle urgenze produttive dell’impresa. Le metodologie didattiche per la IeFP aiutano a personalizzare l’apprendimento; la selezione basata sulle competenze mostra invece come prove ed evidenze possano rendere osservabili le capacità acquisite.

Un’esperienza di formazione duale nella IeFP è credibile quando aula, laboratorio e impresa valutano lo stesso risultato, pur osservandolo in contesti diversi.

Il cruscotto proposto da Diario della Formazione

Per non confondere volume e qualità, proponiamo un cruscotto minimo in sei dimensioni.

Dimensione Indicatore operativo Domanda di controllo
Accesso Candidati, ammessi e rinunce per gruppo e territorio Chi rimane escluso e perché?
Apprendimento Competenze dimostrate con prove pratiche Che cosa sa fare davvero l’allievo?
Completamento Qualificati e diplomati sugli iscritti Dove si concentrano abbandoni e ritardi?
Esperienza in impresa Attività svolte, feedback e continuità del tutor L’esperienza rispetta il progetto formativo?
Esiti occupazionali Occupati a 6 e 12 mesi e coerenza con la qualifica Il lavoro utilizza ciò che è stato appreso?
Qualità del lavoro Tipo e durata del contratto, orario e continuità L’inserimento è sostenibile oppure episodico?

Gli indicatori vanno disaggregati almeno per genere, età, cittadinanza, disabilità, territorio e profilo professionale. In caso contrario, una media positiva può nascondere esclusioni o risultati molto diseguali.

Che cosa dovrebbe fare ora un ente di formazione

Un ente di formazione professionale può prepararsi al consolidamento del duale con cinque azioni concrete:

  1. aggiornare la mappa delle imprese, distinguendo disponibilità occasionale e capacità formativa stabile;
  2. scrivere risultati osservabili per ogni periodo in contesto lavorativo;
  3. formare i tutor aziendali su feedback, sicurezza, inclusione e documentazione;
  4. valutare con prove autentiche, evitando di attribuire il risultato alle sole ore frequentate;
  5. seguire gli esiti a 6 e 12 mesi, includendo coerenza e qualità dell’occupazione.

Nel triennio 2022-2025 il PNRR ha sostenuto il duale con 600 milioni di euro. Nell’aprile 2026 il Ministero del Lavoro ha annunciato un incremento progressivo delle risorse nazionali per la IeFP, destinate a superare a regime 500 milioni di euro l’anno.

La continuità finanziaria è importante; la sfida successiva è trasformarla in capacità ordinaria di progettazione, accompagnamento e valutazione.

Nota di aggiornamento

Fonti, dati e riferimenti normativi sono stati verificati al 17 agosto 2026. I dati INAPP sul monitoraggio si riferiscono prevalentemente all’anno formativo 2023-2024; alcuni aggiornamenti ministeriali riguardano l’attuazione cumulativa del PNRR e l’anno 2024-2025. Le indicazioni sul cruscotto e sulle azioni per gli enti rappresentano una valutazione editoriale di Diario della Formazione.

FAQ sulla formazione duale nella IeFP

Che cos’è la formazione duale nella IeFP?

È una modalità che combina attività presso un’istituzione formativa con apprendimento pratico in imprese o organizzazioni. Può utilizzare alternanza simulata, alternanza rafforzata o apprendistato duale.

Formazione duale e apprendistato sono la stessa cosa?

No. L’apprendistato duale prevede un contratto di lavoro ed è una delle modalità del sistema. Un percorso duale può essere realizzato anche attraverso alternanza simulata o rafforzata senza un contratto di apprendistato.

Quanti sono gli iscritti ai percorsi IeFP duali?

Nell’anno formativo 2023-2024 l’INAPP ha rilevato 130.161 iscritti, il 20% in più rispetto all’anno precedente e il 67,8% del totale IeFP considerato.

La formazione duale garantisce un lavoro?

No. I dati INAPP mostrano buoni risultati formativi e un tasso di occupazione del 65,1% tra i diplomati esaminati, ma l’esito dipende da profilo, territorio, qualità dell’esperienza e domanda delle imprese.

A cura della redazione di Diario della Formazione